03/02/12

Mario Longo meglio di Mo Greene? Per l'AGC sì

Dopo aver parlato dei 4 record italiani della settimana, ecco una rapida carrellata delle migliori prestazioni ottenute dai master la scorsa settimana. come al solito mi rimangono sul groppone diverse notizie (come gli European Awards e Fidal Awards di Roma dell'ultimo weekend... piccolo inciso: premiati Morotti e Baggiolini come il sistema di calcolo del sottoscritto aveva già ampiamente pronosticato), ma se ci fosse qualche samaritano in giro, di certo non gli chiuderei la porta in faccia. C'è anche un'altra notizia di cui bisognerebbe dar conto, ovvero, il record europeo di Graziano Morotti (ancora lui!) sui 30 km M60 su strada, ottenuto ad un passaggio cronometrato (2h36'47" contro il precedente primato di 2h42'49") di una 50 a Latina. Se troverò il tempo, ne scriverò, anche se so che adesso lo scrivo e tra 10' me ne sarò già dimenticato: funziono così... 

Longo - Bene, sugli scudi degli ultimi 10 giorni di atletica indoor master (per i cross rivolgetevi ai centinaia di siti e blog tapascieschi che ne sanno molto più di me) c'è ancora lui, Mo Longo (1964, M45): concedetemi il Mo al posto di Mario. A Napoli, il 22 gennaio si cimenta in un 60 e pialla giù un 7"11 che equivale in AGC l'enormità di 100,14%. Cosa vuol dire? Ebbene, vuol dire che che se Mario avesse 20 anni, correrebbe i 60 in 6"38, che in soldoni vorrebbe dire un centesimo meglio di Maurice Greene e del suo leggendario record del mondo, sintesi perfetta dei movimenti di una macchina meravigliosa quale fu quella dell'americano a fine degli anni '90 (qui il video del record). 

l'altra velocità maschile - Nella speciale classifica aggiornata, al secondo posto (dopo le 3 prestazioni di Longo: due sui 50 e quella dei 60) si trova il già citato Lamberto Boranga con il nuovo record italiano dei 60 M70 di 8"58, che gli hanno portato in dote un 96,09%. Si è rivisto in livrea da serata di Gala anche Marco Morigi, M50: 7"66 ad Ancona, ovvero una botta di 95,61% AGC. E ora sembra quanto mai nata una rivalità a distanza con il "giovane" M50 Ferido Fornesi, appena entrato nella categoria e che quest'anno ha corso in 7"67 e 7"69. Sarà interessante vivere la sfida totale agli italiani indoor master. Tra gli M45 la concorrenza è quanto mai spietata: ne sa qualche cosa il fresco campione del mondo dei 100 metri M45, Mauro Graziano, che attualmente è dietro con 7"54 corso a Firenze non solo all'irraggiungibile Mario Longo, ma anche al rookie (appena entrato nella categoria) Max Scarponi (7"36 e 94,69% a Casal Del Marmo), e Roberto Barontini, classe 1965, capace di correre in 7"50 (94,25%). A 7"56 c'è Marco Lavazza, 1965 anche lui, sprinter lombardo di livello negli anni '80 (mi ricordo come corresse sui 21"5 i 200). Insomma, un'altra gara da seguire agli italiani con attenzione: Mario Longo per l'esplorazione di mondi irraggiungibili ai più, e poi... la gara degli altri. Tra gli M55 bella prestazione di Giorgio Tiberi: 7"96 e 94,58%. Tra i "giovani" ma non "master" nel senso di partecipazione alle gare riservate, Enrico Prà Floriani (1976) arriva a 7"00, mentre Francesco Scuderi, quest'anno 35enne, 7"01

La velocità femminile - tolte Elena Sordelli e Manuela Grillo (difficile credere che possano partecipare all'attività master), la categoria dove probabilmente si assisterà ai fuochi pirotecnici potrà essere la F40: con il record di categoria dei 60 ad 8"12 (Daniela Sellitto), ben tre atlete a contendersi lo scettro della migliore. Tiziana Bignami (1972) per il momento ha un 8"20 e un 8"24. Khadidiatou Seck 8"24 e 8"28. E Denise Neumann 8"27. Sfida tutta da seguire tra 40 giorni e con un record a ballare pericolosamente. 

Mezzofondo - soli due risultati oltre il 90% AGC, ovvero il record italiano di Eleonora Berlanda (che le vale 91,34%), e il 3000 metri di Dario Rappo nella lavatrice di Parma (160 metri di pista): 10'19"85 per un controvalore di 91,46%. Purtroppo l'anemia di piste con l'anello non consente una grande base statistica per queste specialità... e chissà ancora per quanto. 

Salti - Lamberto Boranga guida i saltatori master del 2012 con 93,44%, figlio del record italiano del luno M70 (4,94 ad Ancona). Altro record italiano al secondo posto, ovvero il risultato ottenuto da Barbara Lah a Saronno, di cui si è già scritto ampiamente. Francesco Arduini è invece il saltatore in alto al momento più in forma, grazie al 2,01 ottenuto ad Ancona (89%). Nell'asta Giacomo Befani (1970) arriva fino a 4,70, mentre Davide Bressan (1975) a 5,00 metri. 

Ostacoli - i migliori sono Andrea Alterio (1973) che torna con 8"14 sui 60hs (ma a 106), mentre Maria Costanza Moroni (1969) ottiene 9"50 e 91,48%. 

AGC al 20/01/2012

Master: i 4 record italiani dell'ultima settimana

Eleonora Berlanda (foto AtleticaTrento)
I Record italiani master salgono a 12 nel corso del 2012. Più o meno in linea con quanto avvenne l'anno scorso. 
  • ancora Elena Sordelli, e siamo a 5 record F35: stavolta solo "eguagliato", ma nella mia cronologia rientra sempre. Durante i regionali lombardi di Saronno (vinti) Elena corre in 7"57 eguagliando il tempo ottenuto a Modena la settimana scorsa. 5 step per un miglioramento di 16 centesimi del primato di 7"73 di Lusia Puleanga che resisteva dal 2009. 
  • Del record nel triplo F40 di Barbara Lah ho già scritto tutto domenica, quando ho segnalato la cosa. Riporto quello che scrissi: "Barbara Lah, sempre a Saronno, si impone nel triplo con 12,66 che passerà alla storia come nuovo record italiano F40 indoor anche se è superiore anche a quello all'aperto. Non so quanto possa importarle, ma tant'è. Cancellata dalla cronologia dei record Maria Costanza Moroni aveva spostato il signum fino a 12,38 nel 2009, dopo aver pareggiato Elisa Neviani a 12,04. Peccato che sia nata a fine marzo, quindi non avrà più indoor a disposizione dopo quella data, perchè il record mondiale di categoria della ungherese Deak è 11 centimetri più avanti (per chi non lo sapesse: i record italiani valgono con l'anno di nascita, mentre quelli internazionali con la data di nascita)". 
  • Al 22 di gennaio risale invece il record di Lamberto Boranga sui 60 metri M70: 8"58, ovvero un controvalore di 96,09% in AGC: un'enormità. Attualmente in Italia, in termini di AGC, di meglio c'è solo Mario Longo. La prestazione dell'ex-portiere professionista di Serie A, assume maggior peso specifico proprio in virtù di colui che è stato cancellato dalla cronologia: Giuseppe Marabotti, ovvero, un pilone di sostegno della storia del mondo master italiano degli anni '90. Marabotti a Torino nel 1988 corse in 8"60, quindi a 73 anni (lui è del 1915), cosa che gli fa avere un AGC comunque superiore a quello di Boranga (97,96%). L'impresa di Boranga si riassume in un dato: l'8"60 era il record italiano più "antico" fra tutte le categorie nei 60 metri. Ora il più vecchio è passato sempre a Marabotti, ma quando corse nella categoria M75, allorquando, sempre a Torino, corse in 8"90 nel 1990. Stando sempre all'anzianità del record, quello dei 60 M70 era il 9° assoluto tra tutte le specialità e le categorie indoor, maschili e femminili (ovvero sui 374 record italiani tabellati). 
  • Eleonora Berlanda, classe 1976, ergo F35, stabilisce un altro bel record di categoria, con 4'20"34, ottenuto al meeting internazionale di Vienna a fine mese (91,44% AGC). Record precedente appartenente a Jocelyne Farruggia con 4'24"81, corso a Genova nel 1998: 14 anni fa. Altre ricorrenze storiche: il tempo della Farruggia rappresentava il più vecchio record italiano femminile tra tutte le master sui 1500. Lo scettro di più longevo passa adesso a Bruna Miniotti, che tra le F65, corse l'attuale primato nel 2005. Lo stesso tempo rappresentava il 7° record più "antico" tra tutte le categorie e tutte le specialità femminili a livello indoor tra i master. 

02/02/12

Riflessioni sull'allenamento e sull'allenatore - di Marco Giacomantonio

Buongiorno a tutti, in qualità di grande appassionato di atletica che pratico attivamente da quasi 30 anni, sono lieto di condividere con voi alcune considerazioni sull’importanza della figura dell’allenatore e sulle qualità/competenze che il buon allenatore deve possedere. 

Partiamo subito da alcuni spunti di base che poi andremo a sviscerare nel corso di questo articolo. Innanzitutto ritengo che ciascuno di noi (salvo atleti particolarmente giovani e/o inesperti) sia il miglior allenatore di se stesso. Un buon allenatore è in grado di preparare un efficace programma di allenamento e di verificare che la preparazione proceda, ma non potrà mai avvertire le sensazioni dell’atleta stesso e dunque regolarsi di conseguenza. L’allenatore deve dunque abituare l’atleta inesperto ad ascoltare ed interpretare le proprie sensazioni. In secondo luogo, è importante instaurare con gli atleti un dialogo costante e continuo. 

Troppo spesso, quando domando a un atleta il perché abbia inserito determinati elementi nel programma o come mai adotti determinate tecniche di allenamento, sento rispondere: “Non lo so, me lo ha detto il mio allenatore”. 

Questo può essere comprensibile nel caso di ragazzi o anche di atleti adulti che abbiano appena iniziato l’attività, ma una risposta del genere mi lascia perplesso da parte di atleti evoluti o, addirittura, da atleti d’élite. E’ dunque fondamentale che l’atleta, a maggior ragione se esperto, sia ben consapevole del motivo per cui l’allenatore gli ha suggerito un determinato percorso piuttosto che un altro.
Fatte queste premesse, ritengo che il buon allenatore, oltre a una sufficiente competenza tecnica dell’argomento che diamo per scontato, debba avere doti di: 
  • Leadership: Qualità fondamentale di cui esistono molte definizioni. Senza addentrarci troppo nel concetto di leadership, trovo molto azzeccata la definizione di Richard O’Brajer, CEO di Liposcience, secondo cui il vero leader è colui che "riesce a rilasciare l’intero potenziale di un’organizzazione per perseguire un obiettivo comune". Analogamente l’allenatore avrà doti di leadership quando riuscirà non solo a programmare e a guidare, ma a sfruttare l’intero potenziale di un atleta e fargli raggiungere, nel medio-lungo periodo, prestazioni vicine al proprio limite. 
  • Capacità analitiche: Attraverso l’analisi dei diari di allenamento, l’allenatore deve essere in grado di comprendere se un determinato percorso è stato efficace o meno. Spesso, in presenza di una mole di dati notevoli, diventa difficile individuare gli elementi che hanno giocato un ruolo chiave nel corso della preparazione. Qui vi sono varie scuole di pensiero, ma possiamo in linea generale dire che un’analisi troppo accurata rischia di portare a focalizzarsi su elementi marginali perdendo di vista i componenti fondamentali. D’altra parte, in altri casi, avere un quadro quanto più possibile accurato può fare la differenza. Saper discernere i fattori che davvero contano è senz’altro una qualità che tutti gli allenatori dovrebbero avere. Non bisognerà comunque focalizzarsi solo sul programma, ma inquadrare l'atleta a 360°, avere cioè un approccio olistico tenendo in considerazione aspetti quali l'alimentazione, lo stile di vita, la psicologia dell'atleta, etc... 
  • Project Management: Una volta individuati determinati capisaldi, l'allenatore deve essere in grado di stilare una programmazione di medio/lungo termine per poter raggiungere gli obiettivi concordati con l'atleta e farlo rendere nelle occasioni che contano. Non bisogna né pretender tutto subito, né lasciare nulla al caso. Attenzione che tutto ciò può valere anche per chi allena atleti che svolgono un’attività prettamente amatoriale: anche se si va al campo solo un paio di volte a settimana tanto per divertirci, tanto vale farlo in modo proficuo. 
  • Capacità di lavorare in team: Il lavoro di team è fondamentale. L’atletica è uno sport per lo più individuale, ma la creazione di un gruppo di allenamento affiatato contribuirà notevolmente a rendere il tutto meno faticoso e più divertente, non solo quando si è giovani, ma anche più avanti. L’allenatore gioca un ruolo primario in questo, favorendo e organizzando gli allenamenti affinché il gruppo possa, se possibile, allenarsi insieme. 
  • Comunicazione: Come dicevo all’inizio, la comunicazione tra allenatore ed atleti può fare la differenza. Oltre a rendere l’atleta più consapevole dei propri mezzi e tecnicamente esperto (ricordate che ciascuno è, entro certi limiti, il miglior allenatore di se stesso!), sarà un ulteriore fattore motivante poiché percepirà che entrambi stanno lavorando nella stessa direzione e verso un obiettivo comune. 
  • Sensibilità: Come ovvio, l’allenatore dovrà avere anche sufficiente sensibilità da gestire in modo appropriato l’uomo/la donna, i ragazzi che stanno dentro gli atleti, spronandoli e motivandoli ove necessario, ma soprattutto facendo di tutto per farli appassionare spontaneamente al proprio sport. Tale sensibilità si sposa bene con i concetti di comunicazione e leadership (ricordate: approccio a 360°). 
Si potrebbe dire ancora molto sul ruolo dell’allenatore e sulle qualità necessarie e infatti questa veloce carrellata non ha la pretesa di essere esaustiva, ma solo di costituire spunto di riflessione.
Un saluto a tutti! 
 Marco Giacomantonio

Pangea Mondiale indoor: la cose più belle viste nel mondo dell'atletica questa settimana

Asafa Powell vince a NY
Ecco le mie notizie più importanti della settimana di atletica mondiale. Più importanti, non solo a livello prestativo, ma anche mediatico, come il ritorno di Asafa Powell su una pista indoor dopo il Neolitico. Ritorno anche di Sanya Richard Ross. Tra le protagoniste della settimana anche Lolo Jones. 
  1. Anche se non è la "cosa più bella vista", è sicuramente quella che fa più notizia, ovvero il ritorno di uno dei top-sprinter mondiali sul campo di battaglia. A New York torna Asafa Powell in gara e nonostante non sia ancora quell'Asafa, si porta a casa un 5"64 sui 50 che vuol dire 8 centesimi (un metrozzo circa) dal record del mondo. Non che la specialità abbia avuto una storia articolata, eh. Non male alle sue spalle Nesta Carter (5"67) e Trell Kimmons (5"68). Justin the cat Gatlin, viste le caratteristiche, non se l'è cavata nemmeno tanto male: 5"71
  2. Mi ricordo che di lui ne parlai l'anno scorso. E' andato in letargo invernale da 400ista (spiaggiò in semifinale a Daegu, ma ha anche ottenuto un portentoso 44"78 a Freeport a giugno), e lo ritroviamo 200ista specializzato sulle curve paraboliche a gennaio. E' Demetrius Pinder: 20"53 a College Station. A Boston Lalonde Gordon, anche lui da me citato come pole-positioner dei 400 indoor quest'anno (fino a sabato), incastona un bel 20"58
  3. Frizzante il peso, che sta mettendo in luce interpreti dal braccio cannoneggiante: Reese Hoffa, americano classe 1977, scaraventa la palla di ferro a quasi 22 metri: 21,87, WL del 2012. 
  4. il russo Aleksey Dmitrik è nettamente l'altista del momento: 2,35 a Hustopece dopo il 2,32 di Wuppertal. Scavalcato il "nuovo" e rampante britannico Grabarz. 
  5. Lolo Jones, dopo gli schiaffoni del 2011, ha deciso di riprendersi il palcoscenico che aveva lasciato ad atlete decisamente meno avvenenti di lei, ma indubbiamente più veloci. Ecco quindi il tentativo di ridurre il gap in questo secondo aspetto: 6"78 sui 50 hs di New York, a 2 decimi dal mondiale, e 16^ performer mondiale. Infilzate Tiffany Porter, Kellie Wells, Virginia Crawford, Dawn Harper e Krsiti Castlin. Alcune di queste citate, erano coloro che la schiaffeggiarono nel 2011. 
  6. E' sempre un piacere rivedere in pista Sanya Richard-Ross, che si è impegnata in un 200 indoor a Fayetville: 23"18. E poi un 400, sempre a Fayetville in 51"45, ottimo trampolino per la stagione 2012: chissà se vorrà anche cimentarsi nei mondiali al coperto. Bicampionessa olimpica (con le staffette), pentacampionessa mondiale (4 staffette e il "giro" di Berlino '09 con 49"00), poi una malattia tremenda scoperta nel 2010, la sindrome di Behcet e il lento recupero fino alla finale di Daegu. Ecco perchè "il sogno" di rivederla in pista. Per lei questa settimana sarà una settimana fondamentale: il marito, Aaron Ross, si gioca il Superbowl con i NY Giants contro i New England Patriots. 
  7. Vanya Stambolova fa la voce baritonale a Vienna sui 400: 51"26, WL, e... ora? Ragioniamo: Campionessa europea nel 2006 sui 400, con 49"85, ma è soprattutto a livello indoor che ha dimostrato di trovarsi nel proprio ambiente: argento e bronzo mondiale. Da credere che sarà protagonista anche a Istanbul. L'anno scorso fu 4^ agli Euroindoor di Parigi, ma con 52"58. Dal 2009 si è riconvertita all'ostacolismo: 6^ a Daegu, argento a Barcellona, fuori in semifinale a Berlino. Considerando che è una che è scesa una manciata di volte sotto i 50", e sapendo che non esiste attualmente al mondo una Perec, una Guevara, una Freeman, e la Richard-Ross non è ancora quella pre-malattia, perchè non crederci nel colpaccio olimpico sul giro? Stambolova che ha anche visto bene di cimentarsi su un 800: 2'02"03, ovvero quinta al mondo. Staremo a vedere. 
  8. discesi negli inferi per Jarrett Eaton, ovvero il destino scritto nel Nomen... Omen. Jarrett come Tony, il famoso hurdler inglese avversario di Colin Jackson. Eaton, come... Ashton. Insomma, questo iradiddio si scatena come un posseduto sugli ostacoli e finisce a 7"49. 31° uomo di sempre. 
  9. Anna Chicherova ritorna in gara ad Anversa e ritorna a 2,00 metri. In fuga. Seconda nella stessa gara la bi-mamma e campionessa olimpica uscente, Tia Hellebaut (del '78...) a "soli" 1,95. Questa è capace di arrivare al giorno della finale di Londra e fare il solito miracolo. Attenzione... Alessia Trost, con il suo 1,91, è attualmente 12^ al mondo. 
  10. Yulia Rusanova a Belgrado a Belgrado a momenti abbatte il muro dei due minuti sugli 800: 2'00"45. Un'altra russa, Yelena Kofanova, tre giorni prima aveva corso a Mosca in 2'00"54
  11. Olga Kucherenko, dopo l'esordio a 6,87 nel lungo a Volgograd, sposta ulteriormente la WL: ora si trova a 6,91 dopo la serie di salti effettuata domenica a Krasnodar (amena località cosacca non lontana dal Mar Nero). Era qualche tempo che non si trovava una lunghista che inanellava due prestazioni vicine al 6,90. Un lustro fa se ne trovavano interi eserciti, oggi si rischia di vincere le Olimpiadi con meno di 6,80. Chissà cos'è successo, franchi concessionari, in questa specialità...
  12. Mentre i migliori Pershing italiani sono ancora nei silos di lancio, dalla Germania parte un terra-aria di nome Julian Reus, classe 1988: 6"59 sui 60 a Chemnitz. Sono già in 6 al mondo sotto i 6"60, e due sono europei: il citato Reus e il turco Guljyev.
  13. Yekaterina Koneva, sempre nella riunione di Krasnodar, totalizza 14,60 nel salto triplo. Migliore prestazione mondiale dell'anno. Seconda Anna Krylova con 14,39 (sarà la figlia di Vladymir, il velocista russo che vinse la 4x100 a Seul '88? Chi lo sà, un bengalino.)
  14. Abdelaati Iguider, marocchino del 1987 (uno degli ultimi baluardi del mezzofondo magrebino, prima dell'ondata italiana di seconda generazione) a Chemnitz balugina il 3'37"40 che a queste latitudini non vediamo da 3 o 4 lustri nemmeno all'aperto. 
  15. L'isolana delle Vergini, LaVerne Jones-Ferrette, di cui parlai in altro articolo, torna a guidare il mondo dei 60 metri (lei è che una superspecializzata della gara breve, non avendo praticamente "storia" sportiva dai 61 metri in poi): 7"08 a Houston. A Sindelfingen, in Germania, si è invece rivista quella che rischiava di diventare una meteora di una notte di mezza estate basca (campionessa europea 2010) e che poi si è persa nel 2011. 7"24 a soli due centesimi dal PB ottenuto agli Euroindoor di Torino '09. 
  16. il marocchino-lodigiano Haidane, dopo aver mantenuto per un paio di settimane la leadership mondiale sui 3000, deve mettere la freccia e accostare a destra, per consentire a due treni di atleti di collocarsi lì davanti. Migliore di tutti l'etiope Abiyote Abinet con 7'44"20
  17. Negli 800 sboccia come una camelia un altro mezzofondista USA: Joey Roberts, 1990: 1'47"14 a College Station. 

29/01/12

La Alloh sciabola il 7"33 - Alessia Trost 1,91 a Pordenone

Non male davvero l'1,91 di Alessia Trost a Pordenone, infilato allo prima, a soli due centimetri (soli... a certe altitudini anche un centimetro è una montagna da scalare) dall'entry standard per i mondiali indoor di Istanbul. Primato italiano junior e primato personale ogniluogo, che si vuole di più? Nel 2012 la Trost aveva saltato 1,90 sempre a Pordenone ma all'aperto: la città devi portargli particolarmente bene. 

Audrey Alloh - foto Colombo/Fidal
Audrey Alloh è proprio in forma: non era quindi fuoco di paglia quello visto un paio di settimane fa sempre sulla stessa pista di Casal Del Marmo: allora fu 7"36 e 7"37. Oggi sulla stessa scena del crimine, in batteria ecco che sul display appare il tempone: 7"33, che è il minimo (di due centesimi) per volare a Istanbul, campionati mondiali indoor. Ora il prossimo passo è quella barriera psicologica del 7"30, che la proietterebbe quanto meno nel gotha dello sprint europeo: ancora lontane le ucraine, ma tutte le altre... Nella finale 7"37, a conferma di una buona condizione generale, portandosi dietro nella scia Jessica Paoletta, i cui risultati solo a causa della Alloh passano in secondo piano: 7"44 e 7"42 in finale. 

Sui 60 maschili, miglior prestazione italiana dell'anno per il 20enne Francesco Basciani: 6"76 (l'ostacolista Emanuele Abate aveva corso in 6"77), che batte  di una montatura Rosario La Mastra in batteria (6"85). 6"78 e 6"87 in finale. 

Si rimane a Casal Del Marmo: nei 60hs se Caravelli sfavilla, le altre non stanno certo a guardare. Micol Cattaneo sembra in buone condizioni, tanto da correre in 8"29 e 8"25 le proprie due run. Un pò dietro rispetto all'anno scorso (per ora) Giulia Pennella: 8"35 e 8"36

A Fermo Roberta Bruni si candida ad essere una delle protagoniste dell'asta dei prossimi anni: 4,25 e altro record italiano junior, che migliora di 5 cm il suo stesso record stabilito un annetto fa. 

Giorgio Piantella, sempre nell'asta, sciabola il 5,35 che di questi tempi in Italia non è proprio male, visto l'andazzo. Ma a Modena, pochi giorni fa, si era spinto a 5,50, ovvero 10 cm dal personale di 5,60 stabilito a Firenze nel 2010. La forma c'è. 

Isalbet Juarez inanella subito un promettente 47"84 all'esordio indoor ad Ancona, nel corollario dei campionati italiani di prove multiple, cioè la prima volta sotto i 48" in una gara al coperto e di conseguenza record personale in queste condizioni. Sempre ad Ancona, lampi di classe da parte del giovanissimo talento italianizzato Abdikadar (passato nel frattempo all'Aeronautica) che si è imposto negli 800 con 1'51"46

Chi sta dimostrando di essere in ottime condizioni è l'italo-svizzero Gregory Bianchi, che dopo l'esordio a Locarno sui 50 metri (6"00 e 6"02), si catapulta fino a 7,56 nel lungo a Saronno, personale-indoor e una decina di centimetri sotto quello assoluto. Nella stessa gara Fabrizio Schembri si arena a 7,41, quantunque  in una specialità in cui vanta un 7,75 e di con la quale non ha lo stesso feeling di Donato & C. 

Barbara Lah, sempre a Saronno, si impone nel triplo con 12,66 che passerà alla storia come nuovo record italiano F40 indoor anche se è superiore anche a quello all'aperto. Non so quanto possa importarle, ma tant'è. Cancellata dalla cronologia dei record Maria Costanza Moroni aveva spostato il signum fino a 12,38 nel 2009, dopo aver pareggiato Elisa Neviani a 12,04. Peccato che sia nata a fine marzo, quindi non avrà più indoor a disposizione dopo quella data, perchè il record mondiale di categoria  della ungherese Deak è 11 centimetri più avanti (per chi non lo sapesse: i record italiani valgono con l'anno di nascita, mentre quelli internazionali con la data di nascita). 

Emanuele Formichetti ha iniziato a stabilizzarsi oltre i 7,60: 7,62 nell'uscita di Casal del Marmo. 

Asafa al ritorno indoor - Sconfitto nuovamente Oliver

(di Sasuke) Ormai siamo alla fine di Gennaio e mi sento di dire che il resto del mondo è ancora, atleticamente parlando, un passo indietro. I nostri non hanno fatto risultati eclatanti (Caravelli a parte) ma comunque parecchi atleti si stanno comportando piuttosto bene. Durante la giornata di ieri, sabato, si sono tenuti almeno due meeting di primissimo livello internazionale. L'Aviva International Match di Glasgow (curiosa manifestazione a squadre, dove si può schierare un'atleta per disciplina, che ha visto la vittoria dell'Inghilterra sulla Russia, con gli stati uniti in ultima posizione) il Meeting USA Open Indoor con, tra gli altri, l'esordio al coperto dopo parecchi anni di Asafa Powell.

A Glasgow si è visto molto poco. Il risultato più interessante è stata la vittoria sui 1500 di Mohammed Farah (che, secondo il suo allenatore, ha bisogno di migliorare la sua 'volata' nei 5000/10000 e che quindi gareggierà per un po' nei 1500) davanti ad Augustine Choge di qualche centesimo (3.39.03 contro 3.39.14).
Bella prova nel lungo di Darya Klishina (capace di saltare oltre i 7 metri l'anno scorso) che vince con 6.75 ma dando, con i suoi numerosi nulli, l'impressione di poter andare molto più in la. Deludente Funmi Jimoh, ultima con 6.24. Niente da fare nell'asta per il fenomeno del momento, Dmitry Starodubtsev (5.60) battuto dal tedesco Karsten Dilla (5.72). Discorso analogo nell'alto per Robbie Graparz (giunto incredibilmente fino a 2.34 qualche tempo fa) battuto dal russo Alexandr Shustov (2.29). Nella velocità maschile da segnalare la doppia sconfitta del veterano Kim Collins, ad opera prima di Danny Talbot nei 200 metri (21"17 contro 21"39) e poi nei 60 contro Mark Lewis Francis (6"65 contro 6"66)... davvero niente di che.
Poco da segnalare dalla velocità femminile, se non il buon 7"26 di Jeanette Kwakye, nome poco conosciuto, che vince di oltre due decimi. Nei 400 bella affermazione del russo Pavel Trenikhin, capace anche di battere Yurij Borzakowskij sui 500 un paio di settimane fa, che vince con 46"68, imitato poi dalla connazionale Julia Terekhova (53"51). Tempi davvero deludenti, alla piena portata del nostro duo Spacca/Bazzoni che, malgrado l'indisponibilità di piste e posti per allenarsi in Italia, ha dato la prova di essere in forma migliore di gente accreditata 2 secondi in meno. Concludono la rassegna i 60 hs, con un (per una volta) discreto 7"54 di Kostantin Shabanov (ultimo il campione europeo Andy Turner, leggermente infortunato, in 7"74) mentre al femminile fatica la campionessa Danielle Carruthers (8"09). Brutta prova del keniano Boaz Lalang negli 800 (1.49.97) ad oltre due secondi dal formidabile britannico Joe Thomas (1.47.35) con al femminile un discreto 2.02.86 di Jessica Moore. Bel 3000, vinto dalla keniana Helen Obiri, davanti ad una buona Helen Clitheroe (8.42.59 contro 8.45.59).

Discorso simile in America, con qualche risultato in più. Il meeting, che ha preso il posto del tradizionale Millrose Games (pare che la pista sia in ristrutturazioni), ha messo in scena vari atleti di livello internazionale. I migliori risultati sono venuti dalla velocità pura, i 50 metri, vinti rispettivamente dal 'nostro' Asafa Powell e da Veronica Campbell-Brown. Quando Asafa gareggia, e per di più in una distanza così breve, si pensa sempre a qualcosa di grande. La vittoria è arrivata, il record del mondo (5"56) purtroppo è ancora lì. Asafa si è imposto in 5"64 (dicendo, poi, di essere in forma ma ancora sotto carichi pesanti di allenamento) davanti a Nesta Carter (5"67) e Trell Kimmons (5"68). Tra le donne, invece, Veronica Campbell ha vinto con un distacco abissale: 6"08 con la migliore a 6"20. Il tempo la colloca ottava sulle liste di sempre. Negli ostacoli, bel ritorno di Lolo Jones (6"78) mentre mi sarei aspettato qualcosina in più da Kellie Wells, visti i recenti risultati sui 55hs (terza con 6"84). Sconfitto ancora, invece, il colosso americano David Oliver. Battuto 6"45 contro 6"50 da Terrence Trammel. Lontanissimo il record del mondo (6"25). Se Oliver si mette in moto è impossibile fermarlo: ma lì sta il problema, non sembra proprio in grado di partire decentemente. In un video dei suoi 55 metri, vinti agilmente, si nota come è vistosamente indietro in partenza. Deludenti i risultati dai salti: Jessie Williams, campione mondiale in carica, vince con 2.29 mentre Jennifer Suhr esce con tre x a quota 4.52. Il getto del peso va a Ryan Whiting (21.16) su Christian Cantwell (20.72) e Adam Nelson (20.68).

Sconfitta di Bershawn Jackson, in versione lunghe distanze, sulle 600 yarde (ha già gareggiato sia in un 600 che in un 800, perdendoli entrambi) e di Bernard Lagat, battuto in volata da Silas Kiplagat nel miglio (4.00.65 contro 4.00.92).

28/01/12

Gran Gol della Caravelli: 8"06 - Spacca 53"54 e Bazzoni 53"

La nostra atleta preferita, Marzia Caravelli, mette un altro gol nel suo 2012 da favola. Preferita perchè, come dico da sempre, è l'antisistema, colei che è "una di noi", perchè non percepisce uno stipendio di Stato per fare quello che fanno tutti gli atleti top . Quattro settimane in questo anno di grazia e quanti record personali? 9? 10? Sapete, per un giovanissimo i record cadono come tasselli del domino, ma i personali a 30 anni vi assicuro che sono qualche cosa di diverso. Allora, l'ultima impresa di Marzia si colloca in Pordenone, nella sua terra: 8"12 in batteria (sembra che abbia incocciato il 4° ostacolo) e poi in finale il cross per l'incornata di forza a 8"06. 8"06, che la fa scivolare paurosamente verso le cascate del Niagara degli 8", ovvero l'eccellenza mondiale. Davanti alla Caravelli nella storia italiana della specialità ci sono 6 prestazioni ottenute da 2 atlete: Carla Tuzzi (capace di scendere 3 volte sotto gli 8") quattro volte sotto gli 8"06 e due prestazioni sono state invece ottenute da Micol Cattaneo. E ora l'8"06 la proietta al terzo posto mondiale, in scia di Kristi Castlin (7"94 a Birmingham, USA) e l'8"01 di Yvette Lewis. Semplicemente grande. 

In una gara extra dei campionati italiani di prove multiple ad Ancona, gran 53"63 per Maria Enrica Spacca. Solo 28 centesimi di distanza dal proprio record personale indoor, ottenuto sulla medesima pista (eufemismo in Italia) un annetto fa. E' la sua 4^ prestazione di sempre al coperto. Chiara Bazzoni nella stessa gara, arriva a spalla, e totalizza 53"78, che se il sito di statistiche della Fidal non inganna, dovrebbe essere il proprio record personale indoor.  Aveva un 53"82 anch'esso risalente al 2011. Diciamo che le due potrebbero mettere pressione sul duo Milani-Grenot. 

Sempre a Pordenone, Emanuele Abate torna a giocare con i minimi: 7"79 in batteria e 7"76 in finale e due centesimi di distanza dal minimo per i mondiali indoor. Stenta ancora Stefano Tedesco, che fa fatica a scendere sotto gli 8" (cosa che gli è già riuscita una dozzina di volte in carriera): 8"01 e 8"02

Giorgia Benecchi, a Firenze, torna a poco a poco a misure superiori ai 4: 4,10

296 atleti e 174 atlete iscritti sui 60 a Saronno e !!

il palazzetto di Saronno
Quasi 500 atleti pronti a correre "solo" 60 metri. Un esercito di sprinter dalle dimensioni bibliche per i campionati regionali assoluti della Lombardia, che si terranno a Saronno questo fine settimana. Il primo piccolo giallo è lo spostamento dal nuovo "palazzetto" di Bergamo, fresco di conio, ma ancora inutilizzabile. Non ne conosco proprio i motivi. Ma torniamo a Saronno e guardate qui le liste degli iscritti: link alla lista. Mai vista una cosa del genere che smentisce per l'ennesima volta Arese, che non è più una notizia: sappiamo infatti cosa pensi il Comandante Schettino dell'atletica italiana (troppo facile il paragone... bocciatemi) relativamente all'attività indoor: non vale assolutamente nulla. Zero al quoto. Del resto con la nave che ormai sta colando a picco, che può dire ancora di costruttivo? E' una continua lagna ad ogni conferenza, ritrovo, premiazione... e così ogni tanto si trovano personaggi come Pierluigi Marzorati (uno degli hall of famer italiani del basket e attualmente dirigente del CONI) che gli danno il par suo, dicendo un sacrosanta "e bastaaaa!!" suscitando gli applausi scroscianti della platea. Proprio Pierluigi Marzorati, dopo l'ennesima, reiterata, pallosa e sommessa omelia di Arese ai festeggiamenti del Comitato Regionale Lombardo, che strideva come le unghie di un gatto su una lavagna, e soprattutto con il clima festivo della manifestazione, ha anche pronunciato le sacrosante parole che hanno mandato in solluchero il pubblico: non esiste uno sport senza strutture. E Arese che poco prima aveva ricordato che un tempo si correva con i coturni e le tuniche, che bisogna rimboccarsi le maniche, che di qua, che di là... (l'ennesima litania di scuse) ha sicuramente incassato il colpo come suo solito. come se nulla fosse. Tanto che je frega a lui dell'atletica indoor? Perchè sprecare risorse della Fidal per avere più palazzetti che portino gente a correre su pista in inverno? Importa solo una medaglia a Londra e tutto il resto è nulla.
L'esercito che scenderà in pista a Saronno, segue un altrettanto numeroso esercito che è sceso in pista a Modena la settimana scorsa sempre sui 60. C'è voglia di gareggiare, anche in condizioni ridicole: messaggio che non arriva mai ai piani alti perchè non importa l'atletica di base, di quelli che sono lo zoccolo duro di questo sport. E il futuro è terreo: Arese rimarrà affiancato dai soliti personaggi, a meno che appaia un Marzorati, che non abbia interessi a fare il presidente di questo sport, che siano superiori all'amore di questo sport stesso. 

26/01/12

Un convegno sulle prestazioni dei master: a Saronno il 3 di marzo

Il giorno 3 marzo si tiene presso la Sala Convegni dell'Istituto Padre Monti di Saronno, in Via Legnani 4 (in provincia di Varese, ma ad un tiro di schioppo da Milano) il 9° convegno nazionale di medicina e scienze dello sport dal titolo (se interpreto bene la locandina): "Oltre l'idoneità". Segnalo la grande attualità dei temi che verranno trattati durante i lavori che si terranno dalle ore 9:00 alle ore 13:00 di quella giornata: il dottor Marco Narici, dell'Institute of Medical Research into Human Movement and Health, presso la Manchester Metropolitan University, parlerà infatti dell'invecchiamento e delle prestazioni muscolari negli atleti master. Non sarebbe male conoscere quanto si "invecchia" e quanto invecchiano le prestazioni... E sarà l'intervento che aprirà la mattinata. Antonio La Torre, a fine lavori, tratterà invece le risposte fisiologiche all'allenamento discontinuo ad alta intensità versus l'allenamento continuo a moderata intensità negli atleti master. Per eventuali informazioni si possono contattare questi due indirizzi internet premiomognoni@padremonti.org o poliambulatorio@padremonti.org. C'è anche un numero di telefono per le informazioni: 02/96702109. Ah, dimenticavo: l'ingresso è libero, quindi un'ottima occasione per conoscere aspetti dei propri processi fisiologici che magari sono sempre rimasti un mistero...
Locandina Oltre l'indoneità

24/01/12

Pangea indoor - 1500: le gemelle Sujew in cima al mondo - fenomeno Bleasdale


le indomabili sorelle Sujew -
foto di Peter Weber (www.pw-sportphoto.de)

  • Justin the Cat Gatlin è tornato in pista a Gainsveille, testardamente ancora sui 55 metri, e non gli è andata meglio dell'esordio di una settimana prima: 6"15 e 6"19 contro il duble-6"15. Proiezione sui 60? Mmm... diciamo tra i 6"56 e i 6"57. Non basterà per Asafa che se corre accademicamente, avrà tempi inferiori ai 6"50. 
  • Toh! chi si rivede! Sempre a Gainsville sui 55 metri si è visto quel vecchio marpione di Churandy Martina (ormai olandese di passaporto), che però non è ancora molto veloce: 6"26
  • Nei 60 metri i sub-6"60 sono già 4: Harry Adams (1989) a Birmingham (USA) martella il 6"55, ovvero il suo PB (aveva 6"63) ovvero la WL. Secondo nella stessa gara americana Kemar Hyman, anch'esso del '89, che ha corso invece in 6"56. Come Adams, entrambi alla primo vero "inchino" (usiamo questo termine "nautico") mondiale. D'Angelo Cherry (di cui avevo parlato settimana scorsa) scende sempre a Birmingham a 6"63.
  • Il trinidegno Lalonde Gordon (1988) rimane l'unico 400ista al mondo ad essere riuscito a scendere sotto i 47": dopo il 46"51 arriva il 46"43 sempre a New York. Naturalmente è il suo PB.
  • Dopo l'anemia dei primi 20 giorni, sono arrivate una 10ina di prestazioni sotto l'1'50" negli 800. Van Den Broeck non è più solo là in cima, visto che l'americano Tevan Everett è sceso a 1'47"70, che è naturalmente il suo personale indoor e l'ennesima conferma che esiste una "scuola" del mezzofondo americano (o qualche cosa che le assomiglia o anche solo un "ambiente" che invoglia al mezzofondo giovanile, quello che in Italia non si ha più da secoli). 6 degli 11 800isti che quest'anno sono scesi sotto l'1'50" sono americani. Il migliore sui 1000 del 2012 è un altro americano classe 1993: Robby Creese con 2'19"53 davanti al citato Everett 2'19"78
  • Chi invece sembra essere uscito dal torpore del 2011 (era uno dei miei cavalli di battaglia, mannaggia a lui!) è David Oliver. Sui 55 hs pialla due 7"03 a Gainsville che lo collocano al 10° posto all-time, assieme al matusa Allen Johnson, e migliorando di un centesimo il suo PB. Il record rimane un pazzesco 6"89 di Renaldo Nehemiah, che fa tremare i polsi sono a pronunciarlo. E' difficile anche solo correrlo sui piani per un atleta medio... 
  • Sui 60hs intanto il mondo si muove: l'americano Kevin Kraddock ad Albuquerque infila il tempone: 7"54, 61° all-time al mondo. 
  • Nell'alto, a Wuppertal, sboccia il talento di Robbie Grabartz, britannico nato nel 1987, che si arrampica fino a 2,34. Prima dell'exploit tedesco era arrivato ad un picco a 2,29. E prima del 2012 il suo PB era 2,28. E qui mi viene sempre quel tarlo del motivo per cui, su una popolazione di altisti come quella italiana, con medie di prestazioni decisamente elevate e vicine al 2,30, non vi sia stata mai una sola occasione (una!!) in cui uno di essi trovasse la giornata di grazia e riuscisse a saltare più di 2,32. Mistero di Kazzenger. 
  • L'asta dimostra una volta di più come il mondo si stia specializzando per disciplina: due tedeschi in cima alla lista dell'anno con 5,72 in due gare distinte ed entrambi del 1989: Karsten Dilla e Rapahel Holzdeppe. Ma c'è anche Gruber a 5,60, per dire... insomma, il fenomeno non è quasi mai la principessa sul pisello, ma nasce in un contesto statisticamente più vasto. In Italia il fenomeno è solitamento il Deus, e questo fa perdere la trebisonda a molti. 
  • Kymberly Duncan (1991) porta il segno dei 200 sempre più vicino alla soglia dei 23": 23"29 a College Station. L'anno scorso a Fayetville corse in 22"78
  • Primo carico da 90 negli 800: la bulgara Vanya Stambolova a Vienna manda ai posteri il suo 2'02"03. Ma a NY Phoebe Wright non fa molto peggio: 2'02"32, mentre la seconda della stessa gara, LaTavia Thomas 2'02"71 (sono entrambe del 1988, sempre per far riecheggiare quel tormentone sul "nuovo" mezzofondo USA). 
  • Due sorelle (presumo gemelle) tedesche fanno cose turche sui 1500: entrambe del 1990 Elina e Diana Sujew bandiscono il primo e il secondo tempo mondiale dell'anno, con due prestazioni notevoli: 4'07"72 e 4'07"99, 10" in meno della attuale terza al globo, la spagnola Macias. Ma chi sono queste? Tolta la Cusma, quand'è stato che abbiamo visto un'italiana sotto i 4'10" nei 1500... all'aperto?? Vediamo... 2011, la migliore fu Eleonora Berlanda con 4'24"; 2010 Valentina Costanza con 4'17"; 2009 Elisa Cusma con 4'19"; 2008 Agnes Tschurtschenthaler (perdonami se mi leggi, non ce la farò mai a scriverlo giusto...) con 4'20"; 2007 Sara Palmas con 4'20", devo continuare? Del resto il record italiano è fissato a 4'04"... 
  • Messaggio per Marzia Caravelli: attenzione, i 60hs si muovono. Primo sub 8" dell'anno. Colpevole del reato, Kristi Castlin, americana: 7"94 e 8"02 a Birmingham. Classe 1988, e questo è il suo personale. 
  • Apriti cielo dal salto in alto!!! Chi se l'è scordata Venelina Veneva Mateeva, classe 1974?? Io no, e ma ritrovo nelle liste mondiali dell'anno con 1,94 saltato a Vienna! Pazzesco a 38 anni. E non è neppure il record mondiale master di categoria, perchè proprio la stessa atleta l'anno scorso si alzò fino a 1,97. Incredibile. Davvero. 
  • Nell'asta ormai l'han scritto tutti. Mi accodo. L'inglesina classe 1991 Holly Bleasdale ha fatto una cosa fuori dall'ordinario: 4,87 a Villerbaunne. O ragassi, siamo passi?? Seconda performer di sempre dopo la zarina (implicata in un lungo processo d'abdicazione, Yelena Isinbayeva). Spiace che l'astismo femminile italiano si sia fermato alle solite due interpreti. 
  • Brittney Reese dopo il 6,62 si alza a 6,71, ma è ancora lontana dall'exploit della Kucherenko di cui ho già parlato in questi giorni (non me li fate ripetere i risultati che mi impappino). 

23/01/12

I migliori italiani del weekend indoor

Emanuele Abate a Daegu
Allora, vediamo un pò di mettere nero su bianco le prestazioni dell'ultimo weekend da mandare ai posteri e che hanno coinvolto atleti italiani. 
  • Filippo Campioli, si apprende dal sito della Fidal, zompa fino a 2,27 nel meeting francese di Hirson, arrivando a due soli centimetri (oddio, soli: a quelle altezza anche un millimetro diventa un'impresa), dal minimo per i mondiali di Istanbul. Piccola consolazione, il fatto che si issa fino al 5° posto mondiale dell'anno ad oggi. Se teniamo conto delle liste prodotte dal portale delle statistiche Fidal, si tratta anche della sua 6^ prestazione all-time e l'8^ volta in carriera che salta 2,27. L'anno scorso si era "fermato" a 2,23. Già 4 centimetri in più rispetto a sè stesso. Nella stessa gara, 2,13 del decano Andrea Bettinelli
  • Rimanendo al salto in alto, Andrea Lemmi ad Ancona, sale fino a 2,21, che tradotto in soldoni significa il personale indoor pareggiato per... la 7^ volta. 4 centimetri più su c'è il personale di sempre ogni-luogo: 2,25 ottenuto a Livorno nel 2010. 
  • Kuldiga, Lettonia. In una location molto particolare, in piena Curlandia (fonte Wikipedia... mica l'avevo mai sentita sta città) si presenta Emanuele Abate dopo le 1643 gare del 2011 (e una grande annata). Ebbene, ciò che sorprende non il tempo dei 60hs (7"87 che pareggia il crono di Paolo Dal Molin ottenuto la settimana scorsa in Germania e si piazza al 13° all-time della propria carriera), ma il 6"77 sui 60 piani, che volenti o nolenti lo fa il più veloce sprinter italiano del momento. Come personale aveva addirittura un 7"06 risalente al 2006.  
  • Chiara Rosa, ha invece esordito in Germania, a Nordhausen e non poteva esserci situazione peggiore. Minimo e infortunio dopo il secondo lancio. 17,92 e quarto posto di gara, ottava al mondo. Il limite era 17,50. Ora si aspetta il responso degli specialisti che valutino la gravità dell'infortunio 
  • Anna Giordano Bruno salta 4,40 in una gara regionale a Udine, che sarebbe il limite "B" per Londra sperando che la gara regionale rientri nell'elegibility system. Meglio migliorare, va, per togliersi eventuali dubbi. Sarebbe pure meglio ottenere il limite "A", visto che l'attuale Fidal ha "calcizzato" l'atletica, rendendo tutto opinabile, persino i tempi e le misure degli atleti. 
  • Daniele Secci (1992) ottiene un promettente 18,71 nel peso. Personale ogniluogo, che supera il 18,55 cannoneggiato a Tangeri lo scorso settembre. Una rondine nell'inverno della specialità, che vive ancora quasi esclusivamente su un manipolo di praticamente-master. Certo, fa un pò specie sapere che il resto del mondo sta evolvendo a velocità curvatura, con ragazzini anche di 16 anni che bombardano palle di oltre 7 kg quasi a 21 metri. E poi... il campione del mondo di Daegu non era un 20enne anche lui? 
  • Abdellah Haidane, in attesa come molti di cenni italici, ne combina un'altra delle proprie dopo il 3000 della settimana scorsa (miglior prestazione mondiale del 2012 a tutt'oggi, con 4 secondi sotto il par del secondo). 3'42"13 sui 1500, davanti a Mor Seck (3'42"29), Merihun Crespi (3'42"80) e il serbo-italiano Goran Nava: 3'43"34. Per Haidane terza prestazione mondiale dell'anno, in un panorama dove ancora nessuno ha abbattuto la barriera del 3'40". Crespi, primo italiano della lista, è attualmente 7° al mondo. 
  • Gran gara nel lungo ad Ancona: Stefano Tremigliozzi battezza il 7,80, 4^ prestazione personale all-time al coperto e 8^ di sempre ogniluogo. E' da meno, ma solo per un centimetro, Emanuele Formichetti: 7,79, sesta prestazione all-time (più una ventosa) e a soli 5 centimetri dal personale indoor. 
  • Valeria Canella si accontenta alla prima uscita di un 6 netto. Non nel senso di voto, ma di misura nel salto in lungo, figlio di una serie non ancora leggendaria. Ma siamo solo all'esordio. A Modena, nel frattempo, Giada Palezza (1993) si è portata fino a 5,97, ovvero quasi un decimetro in più del suo precedente personale. In crescita.
  • Perchè parlare sempre dei primi? Nel salto triplo passato alla storia per l'impresa di Daniele Greco, si dimostra ancora un atleta di assoluta solidità Michele Boni (classe 1981), che plana a 16,05. Un tempo, nel dopo-Badinelli, a metà degli anni '90, prima dell'avvento del duo Camossi-Donato, andare oltre i 16 era manifestazione di superiorità. Giusto quindi dare il giusto spazio anche a Boni. 
  • Eleonora D'Elicio è la prima over-13 italiana della stagione: 13,26 a Udine. 4^ prestazione all-time personale indoor. 
  • Sui 400 anconetani, Anna Laura Marone non disputa una gara malvagia: 55"49, e settimana prestazione all-time personale, 3^ indoor. 
  • Pareggio a 1,84 tra Elena Meuti e Enrica Cipolloni ad Ancona. Per la seconda è record personale indoor. 
  • Ad Ancona, sabato, Giorgio Berdini infilza i compagni di squadra Andrea Cocchi e Giovanni Mantovani nelle batterie dei 60hs: : 8"03, 8"07 e 8"08. In finale Mantovani ribalta il risultato: lui 8"03 (nettamente PB), Berdini 8"07 e Cocchi 8"14. In generale sembra che l'ostacolismo italiano, versione ostacoli alti, abbia aumentato i valori medi, situazione che di solito può generare l'ambiente  dove esplodono i campioni. Tant'è che a Udine, Jacopo Scotti Ferro che tempo ottiene in batteria? 8"03... anche lui. Assembramento ai confini dell'8". 
  • A Modena, rifa capolino Giorgia Benecchi, proprio in corrispondenza della stagione indoor. 4,00 metri secchi, come Sara Bruzzese arrivata anche lei alla stessa misura. Proprio la stagione indoor del 2011 la portò sul palcoscenico nazionale e internazionale, salvo poi incappare in una misteriosa sparizione sulle misure oltre i 4 metri. Altro mistero di Kazzenger, ma ora è il tempo di tornare sulle vecchie misure. 

Spulciando tra i giovani USA: il mezzofondo è proprio rinato

Strymar Livingston:
ennesimo fenomeno USA
Negli scorsi giorni vi ho forse abituato un pò troppo bene: troppi articoli!! Così oggi intuendo il possibile futuro default, ecco che dai meandri della rete si è manifestato un "amico" che mi ha spedito alcuni interessanti risultati dal mondo giovanile USA. Ecco quanto mi scrive:

All'Armory di New York, Strymar Livingston ha corso 1.01.68 sui 500, record all-time liceale. Frequenta la Columus High School nel Bronx, NY, è del 1994 ed ha anche il record all-time dei 600 con 1'17"64. Secondo nella stessa gara è arrivato Najee Glass con 1'02"16, che è il secondo tempo all time. Frequenta la St. Peters Preparatory School a Jersey City, NJ. Vanta un 46"43 di personale sui 400, ha corso a Singapore alle olimpadi giovanili e ai mondiali allievi di Lille, dove ha fatto il record del mondo con la staffetta svedese (sui 300) con 1'49"47. Stesso luogo, nella gara del miglio, Edward Cheserek ha piazzato il 4'02"21, secondo tempo all-time, che è un tempo eccellente... Frequenta la St. Benedict Prep nel New Jersey ed è anche lui un "classe 1994". Comparato ai 1500 dovrebbe valere 3.44.45. A Reno, Nevada, Jacob Blankenship si è spinto fino a 5,30 nell'asta. Anche lui del 1994 era arrivato 3 ai mondiali allievi con 5,05

22/01/12

Master: Sordelli altri due record ma anche il record "storico" di Lamberto Boranga

Lamberto Boranga
Il 2012 dei master è in linea con quella del 2011: all'albo dei record manca la miglior prestazione di Maino, che, ad una settimana di distanza, non è ancora stata ufficializzata. L'anno scorso, ad oggi, c'erano stati già 10 migliori prestazioni italiane degli over-35: oggi siamo fermi a 9, 4 delle quali della Sordelli. Incredibile la lentezza con cui viaggiano i risultati in certe realtà... Così, in attesa di sapere del lanciatore Lombardo, parliamo del saltatore umbro Lamberto Boranga, che oggi ha scritto un'altra bella pagina di storia master. Ad Ancona infatti ha aperto i flaps ed è atterrato a 4,94 al primo salto, che, per lui che è nato nel 1942, rappresenta il miglior esordio come M70, visto che stiamo parlando del nuovo record italiano M70. Il vecchio record, il 4,45 dell'hall-of-famer e tra i migliori master italiani di sempre, Giuseppe Marabotti, risaliva addirittura al 29/03/1987, e la pedana era quella del Palavela di Torino: stiamo parlando di quasi 25 anni di distanza. Il record di Marabotti era il terzo record più "anziano" nel salto in lungo tra tutte le categorie, sia all'aperto che al chiuso. Il più "antico" rimane il 5,34 indoor di Amelio Compri come M60: è infatti stato vergato nel 1985. Sempre rimanendo al record di Marabotti, prima dell'avvento di Boranga, rappresentava il più vecchio record della categoria M70 ancora in piedi, sia considerando quelli all'aperto che indoor. In AGC il risultato dell'umbro equivale ad un incredibile 93,44. Il record mondiale ed europeo è il 5,22 di russo Vladimir Popov

Gli altri due record, sono quelli già ricordati di Elena Sordelli, stabiliti ieri a Modena: 7"60 e 7"57. E' per lei il quinto record da "master", oltre ai 4 miglioramenti di quest'anno nei 60, considerato che l'anno scorso corse i 100 metri in 11"86 con 0,7 di vento a Gavardo. 

Audrey Alloh risponde alla Ekeh: 7"37 e 7"36 ad Ancona

Audrey Alloh
Dopo le mini-polemiche sui tempi di Judy Ekeh, da Ancona arriva da pochi minuti fa la risposta al 7"38-twice della giovanissima nigeriana. A risponderle è stata una finalmente tosta Audrey Alloh, che dopo aver martellato il primo sub-7"40 della carriera in batteria (7"37), si toglie lo sfizio di scartavetrarlo immediatamente dopo, in finale, portandosi ad un imponente 7"36. Risultato che dovrebbe inserirla nelle 25 al mondo e al 9° posto nella lista all-time italiana, ad un solo centesimo da Sonia Vigati, e a due da trio Salvagno-Calì-Bottiglieri. E siamo solo al 22 di gennaio: ci sarà quindi tempo di migliorarsi ancora. Sfortunata la Alloh nella ricerca del minimo per i mondiali indoor di Istanbul: è attualmente fissato a 7"35, un solo centesimo sotto il proprio freschissimo tempo. Stagione iniziata davvero alla grandissima, e già solletica la fantasia intravede in prospettiva una staffetta nazionale italiana con Ekeh, Hooper, Alloh (che quest'anno stanno già viaggiando a velocità.curvatura) ... il migliore spot all'integrazione. Ad Ancona impressiona anche Jessica Paoletta: 7"40 in batteria e 7"42 in finale. Il personale, secondo il cervellone Fidal, era 7"48. Sfiora di un centesimo il proprio personale, invece, Martina Amidei: 7"62 contro il proprio 7"61 di un paio di stagioni fa. 

Kazzenger: svelato il mistero della Ekeh a Modena... si stava allenando

Judy Ekeh vestita d'azzurro
Se volevano farla passare di nascosto, diciamo che hanno sbagliato la circostanza. Voglio dire, a Modena, in un palazzetto gli spazi si riducono e la densità umana risulta molto più accentuata. Se poi contiamo che solo nei 60 piani maschili si sono avute una trentina di batterie, per un totale di 177 (dicesi centosettantasette) partenti, e 87 donne nella gara omologa, ci rendiamo conto come la cosa difficilmente sarebbe passata inosservata. In mezzo ad un esercito di atleti simile, la voce che Judy Ekeh avesse corso un sensazionale duplice 7"38 vagava per la rete già in serata. Poi, semplicemente andando a guardare i risultati, emergeva il famoso paradosso dell'assenza di qualunque riferimento all'atleta di origine nigeriana. Un mistero da Kazzenger, appunto. Ora, oggi sul sito della Federazione Emiliana di atletica, compare questa spiegazione:

"Il Comitato Regionale segnala che durante la prima giornata del secondo meeting indoor svoltosi a Modena il 21 e 22 gennaio l'atleta Judy Ekhe dell'Atletica Reggio ha chiesto e ottenuto dal Comitato Regionale l'autorizzazione ad effettuare due prove cronometrate di rifinitura della preparazione, nonostante il suo tesseramento non sia ancora rinnovato per ragioni formali (e' infatti in attesa di ottenere la cittadinanza italiana e quindi, essendo ancora formalmente straniera, il tesseramento non può essere perfezionato durante il periodo di attesa dell'assenso dalla rispettiva federazione). Nell' occasione l'atleta ha corso in entrambe le prove i 60 metri piani nel notevole tempo di 7"38".

Firmato... Alberto Montanari,  Presidente Crer Fidal

Ehm... che dire? In generale, in teoria dovrebbe essere dura lex sed lex. I precedenti che derogano alla norma, però, sono sempre pericolosi per chiunque li adotti. Facile chiedersi a questo punto, quanti dovendo "rifinire" la propria preparazione, pur non potendo per vincoli di qualunque genere, potranno domani gareggiare ovunque, o, quanto meno, nelle gare organizzate nel ducato federale atletico dell'Emilia Romagna.
Ora, ogni tipo di considerazione potrebbe essere fatta, ma rientrerebbe nelle solite polemiche sull'Italia in cui le norme si fanno e poi si aggirano. La notizia così rimane quella di una ragazza di origine nigeriana che va davvero tanto forte (rispetto ai canoni nazionali) e che, giustamente, dovrebbe diventare italiana, perchè è figlia del nostro mondo non solo sportivo, ma anche sociale. 

A Volgograd 4 migliori prestazioni mondiali - torna la Isinbayeva: 4,70 - La Povh 7"15

Olga Kucherenko: 6,87 nel lungo
A Volgograd, in Russia, gran meeting. Davvero. 4 migliori prestazioni mondiali del 2012 (sì, ok,sono passati solo 20 giorni dall'inizio dell'anno...), ma le prestazioni sono state davvero di prim'ordine, tanto che nel ranking delle manifestazioni di all-athletics, il Volgograd Governor Cup, è balzato in testa nella classifica a punti, distanziando di qualche cavalcatura tutti gli altri meeting americani e russi. Vediamo cos'è successo.

Si parte dallo sprint maschile. Altro passo in avanti del lituano Rytis Sakalauskas, che dopo una batteria corsa in 6"69, scende a 6"64: primato personale. Alzi la mano chi si ricorda di Rytis? Guardando nel pre-mondiali di Daegu. l'universiade di Shenzen, era quella specie di armadio deambulante che arrivò a spalla del jamaicano di turno Jacques Harvey, nella finale dei 100: 10"14 per entrambi, ma titolo ai caraibi. Nella gara russo, terzo arriva un altro esponente di Saint Kitts & Navis, Antoine Adams. 

1.Rytis SAKALAUSKASLTU876.641136PB
2.Aleksandr SHPAYERRUS896.681115SB
3.Antoine ADAMSSKN886.731089
4.Yevgeniy USTAVSHCHIKOVRUS886.741084PB


Gran gara sui 1500, dove arriva la miglior prestazione mondiale dell'anno da parte del keniano di turno Collins Cheboi: 3'40"55

1.Collins CHEBOIKEN873:40.551155WL
2.Yegor NIKOLAYEVRUS883:41.461142PB
3.Ismail Kipngetich KOMBICHKEN853:42.781124SB


E torna (siamo sempre a Volgograd) finalmente anche il duello tutto ucraino tra le gemelle-diverse Olesya Povh e Mariya Ryemyen: la prima è molto più topo-da-indoor (vedi alla voce: Campionessa Europea 2011 dei 60 indoor) tanto che sfodera la terza prestazione mondiale dell'anno: 7"15, a soli due centesimi dal personale. La Ryemyen, altro modulo della staffetta veloce ucraina bronzo ai mondiali di Daegu, si ferma a 7"22, anche se vanta un PB di 7"15. Le sfide sui 60 sono aggiornata a 11-0 per la prima. Ma se si passa ai 100, è in netto vantaggio la Ryemyen: 10-4. 

1.Olesya POVHUKR877.151172SB
2.Mariya RYEMYENUKR877.221152SB
3.Yuliya KATSURARUS837.371110


Sui 400 femminili, finalmente primi tempi degni di nota "mondiale". Antonina Krivoshapka, bronzo mondiale a Berlino, e 5^ a Daegu, corre in 52"20 e stabilisce la miglior prestazione mondiale di quest'anno appena iniziato. Questa ragazzona vanta addirittura un 50"55 di personale sui 400 indoor. 

1.Antonina KRIVOSHAPKARUS8752.201153WL
2.Patricia HALLJAM8252.731135SB
3.Kseniya VDOVINARUS8753.531108SB


Una delle notizie di giornata, è però sicuramente il ritorno di Yelena Isinbayeva: il suo esordio nel 2012 coincide con un "normale" 4,70. L'impressione è che non vi sia più alcun gap con le altre migliori al mondo. Le altre si sono "alzate" e lei è un pò "scesa" dalle proprie prestazioni. Nel salto in lungo gran prova della russa Olga Kucherenko: 6,87, e nuova miglior prestazione mondiale dell'anno. Personale indoor per la medaglia d'argento di Daegu, che vanta anche un 7,13 outdoor con 2,0 metri esatti di vento a Sochi, la Rimini russa. Il 6,87 è addirittura un centimetro più lungo del miglior salto di tutto il 2011. Altri salti d'autore nel triplo: Yekaterina Koneva, arriva a 14,22. Altra miglior prestazione mondiale nel lancio del peso femminile: 19,47 per Yevgenyia Kolodko, quinta di Daegu.