28/11/09

Tim Montgomery: l'invidia per Maurice Greene che lo ha portato al carcere

Qui sotto (con una mia libera e lunga traduzione, spero fedele) un'imperdibile intervista scritta da Owen Slot (del Times-online), effettuata dietro le sbarre. Obiettivo: intervistare uno dei più veloci sprinter di sempre: Tim Montgomery. Un'intervista a cuore aperto, senza peli sulla lingua, per chi ormai da oltre un anno vive in carcere e dovrà rimanerci per i prossimi 6. Leggete la durezza del carcere, la vita devastata, e come tutto sia nato dall'invidia per Maurice Green e come questo lo abbia portato a scegliere la guida di Trevor Graham (già allenatore di Marion Jones), e quindi della Balco. E alcune accuse, nemmeno tanto velate, contro lo stesso Greene, reo di aver utilizzato lo stesso fornitore di sostanze dopanti, ma senza che mai nulla gli accadesse.

Per Tim Montgomery, in passato l'uomo più veloce della terra, oggi inizia un giorno uguale a tutti gli altri. Con lui dormono 47 detenuti. Lui, che dorme in un letto a castello su una delle brandine superiori, sarà svegliato alle 5:00 e dovrà rifarsi il suo letto in tempo per poter far colazione alle 05:30. Il letto dovrà essere rifatto in stile militare perfetto, gli angoli a 45°. Alle 06:30 inizierà il suo lavoro: la sua mansione è quella di "paessaggista", che significa che dovrà raccogliere le foglie a circa 12 centesimi all'ora. E sarà lo stesso domani, e dopodomani, e se dovesse scontare la sua intera pena, lo dovrà fare senza requie fino al giorno del suo rilascio, il 6 gennaio 2016. E' lungo periodo in cui dovrà utilizzare molto la sua furbizia. Mai fidarsi degli altri detenuti:

"Non sai mai quello che un uomo potrebbe riuscirti a fare".

Evitare la Sala TV, perchè lì si scoppiano le risse. E poi MAI cambiare canale. MAI. In un'altra prigione scoppiò una sommossa a causa della TV. Dopo l'intervento della Polizia con scudi e pistole Taser, l'ordine fu ristabilito e i detenuti rimasero confinati nelle loro celle per 21 giorni. Pensare al "fuori" lo sostiene. Cita Parigi e lo fa con orgoglio, come se appartenesse ancora a lui. Il riferimento è al 14 settembre 2002, il giorno in cui corse i 100 metri in 9"78, il record del mondo ottenuto alla finale del Grand Prix. Chè è stato il giorno in cui Marion Jones celebrò il record con lui in pista, baciandolo pubblicamente, lasciando che il mondo sapesse chi erano: la coppia più veloce del mondo.

"Quanto un uomo può volare in alto". Dice. "Sembrava...".

Spiccarono il volo insieme, ed insieme precipitarono. E la caduta di Montgomery si è incarnata nel numero di matricola 56836-083 e due condanne. La prima per frode bancaria, per il deposito di assegni contraffatti per un valore di 1,7 milioni di dollari. La seconda per cui è ancora in attesa di giudizio, per il possesso e la distribuzione di eroina. Ora è detenuto a scontare la sua pena presso il Federal Prison Camp, nella città della quale condivide il nome, Montgomery, in Alabama. L'intervista è stata condotta nella stanza riservata alle visite della prigione; Montgomery veste una maglietta color oliva e un paio di pantaloni con una fibbia lucida, l'uniforme standard per poter ricevere i visitatori. E parla per 4 ore sul suo talento atletico, e come lo abbia sprecato. Come l'invidia per Maurice Green lo spinse a prendere sostanze dopanti; di Marion Jones e di come siano caduti così in basso; sull'inferno della prigione e come il suo recente matrimonio contratto all'interno della prigione sia stata la sua unica salvezza.

"Mi sono distrutto da solo". "Ho cercato di essere un uomo per tutta la vita, e ora sono trattato come un bambino".

Qui lui lo sa, è una prigione di minima sicurezza dove nessuno deve scontare pene superiori ai 10 anni. Non è così brutta come quelle che ha già provato. Da quando ha iniziato a scontare la sua pena oltre un anno fa, non è mai rimasto in un penitenziario per lungo tempo. Fu spostato da prigione a prigione, fermandosi in alcuni penitenziari in cui provò il carcere duro, compresi Portsmouth, in Virginia, e uno in Oklahoma, luoghi in cui i detenuti si costruivano coltelli e dove sembrava che si accoltellassero ogni giorno. E mettevano pure l'olio nel microonde, per poi buttarlo addosso agli altri.

"In una prigione ho assistito a 35 rivolte, e sono stato sospettato una volta di essere a capo di una di esse. Ci hanno fatto inginocchiare per 90 minuti: una guardia mi ha sbattutto lo scudo sulla schiena, e mi ha inferto l'elettroschock gridandomi "Sei tu il capo? Lo sappiamo che guidi questo blocco!". "Non ci si può mai rilassare in carcere. Non vi posso descrivere quanto è brutto. Devi far parte di una gang per avere una protezione. Devi fargli sapere che "se mi prendete, io sarò disposto a darvi tutto. Sono disposto a sacrificare tutto perchè mi rispettino qui dentro. In una prigione di New York sono stato messo in cella con un pedofilo e ho dovuto picchiarlo. Era contro la mia morale, credo che a tutti debba essere data una seconda chance. Ma se non l'avessi fatto, gli altri detenuti avrebbero pensato che ero un debole e ne avrei pagato le conseguenze. In prigione è tutto basato sul rispetto. E' come in pista. Il regalo che ho avuto, la mia velocità, è stata la mia salvezza un tempo. E mi ha permesso di vincere il rispetto per i ragazzi che lavorano fuori. E sono in genere ragazzi forti".

Come fa un uomo a cadere tanto in basso? Montgomery nega che questo possa essere dipeso dalla sua educazione, anche se ammette che sarebbe potuto esserci destinato. Aveva "due dei migliori genitori", suo padrè combattè in Vietnam e gli impose la disciplina ed un codice morale, nella loro casa di Gaffney, South Carolina.

"Non avevo bisogno di vivere sulla strada", dice, ma nonostante questo spacciava crack. "Avevo bisogno di vivere di emozioni forti!".

Durante l'intervista, gli chiedo del senso di colpa, di come sta la sua anima... non è stato per lui un problema fregare il mondo dell'atletica, far uso del doping, spacciare eroina? E la sua risposta è stata coerente, onesta, fredda:

"Mi domandi come mi sento e francamente devo scavare a fondo per poter trovare una risposta. Se mi sono sentito di aver oltreppassato il limite una volta fatto uso del doping? No, non per chi arriva dalla strada. Non era nemmeno un pensiero secondario. Non voglio far apparire ciò che non sono: non era un pensiero secondario nemmeno il fatto di barare. Tutto aveva senso perchè dovevo battere il sistema: e se potessi, lo rifarei. Questo è quello che ho imparato dalla strada. Ma ti dico, che se io sono cinico, Marion lo dovrebbe essere di più. Lei non sapeva nulla di tutto."

L'atteggiamento che ha spinto Montgomery a far uso di droga è stato lo stesso che lo ha spinto a spacciarla. E' stato soltanto quando in una cella a Portsmouth vide un uomo abbracciare l'orlo del water e vomitare, sudare e tremare violentemente che capì esattamente in che razza di giro fosse finito.

"Ho avuto a che fare con la droga sin da bambino, così che mi sembrava una cosa normale. Ma solo dopo quel giorno a Portsmouth ho cominciato ad avere sensi di colpa".

Ora si sente destinatario di una lunga e dura lezione. Per il suo modo di pensare i suoi crimini erano visti solo come una mera continuazione dei suoi giochetti maliziosi che faceva da bambino.

"Se solo avessi capito questa lezione prima... L'unica cosa che dovevo fare era alzarmi ed allenarmi. Avevo il miglior lavoro del mondo e adesso sono in cella a spazzare le foglie...".

E' stato nel momento in cui credette che Maurice Green stava acquistando dal suo stesso spacciatore, che Montgomery fu certo che sarebbe stato un atleta di altissimo livello. Greene ha sempre negato di aver assunto sostanze dopanti, ma il suo successo, la ricchezza che ha raggiunto, i suoi comportamenti e le sue pagliacciate, portarono Montgomery a provare una cieca cupidigia, ed è stato questo, più di qualsiasi altra cosa, a portare lo stesso a considerarsi un atleta di secondo piano (tranne una fugace apparizione da migliore atleta del mondo, dopo Parigi).
Da adolescente, Montgomery era un vero e proprio fenomeno. E' stato sempre molto leggero, non un motore che andava di potenza. Nel 1994 stabilì il record mondiale junior: il record non fu omologato perchè fu scoperto che la pista era più corta di 3,7 centimetri. Nessun problema: si era comunque messo in mostra. Nel 1996, a 21 anni, partecipò nella staffetta olimpica di Atlanta, dove Greene, 5 mesi più vecchio, invece non partecipò. Ma l'anno dopo, però, Greene vinse l'oro ai Campionati del Mondo ad Atene e Montgomery vinse il bronzo. Sarebbero passati altri 5 prima che Montgomery potesse riuscire a stargli davanti.

"Maurice divenne la mia ossessione. Volevo ogni cosa che aveva lui: gli organizzatori dei meeting e i brand delle scarpe più note mi dicevano: se tu non batterai quei ragazzi (Maurice Greene e Ato Boldon) non potremo pagarti come loro. Non mi piaceva vederlo flettere i muscoli e fare le lingue prima della partenza. Era imbarazzante il modo in cui faceva il pagliaccio di fronte agli altri atleti. Le nostre gare non erano sui tempi che correvamo: per me è stata una questione personale. Tutto quello che volevo era batterlo".

E' stato dopo i Mondiali di Siviglia del 1999 che Montgomery decise di batterlo. Lui parla di "vendere la mia anima".

"Avrei dato qualsiasi cosa per diventare l'uomo più veloce. Non avrei tralasciato nulla per diventarlo
".

La decisione successiva fu abbandonare il suo allenatore, Steve Riddick, e raggiungere Trevor Graham (foto bbc). Graham aveva successo, aveva messo Marion Jones nelle condizioni di essere costantemente la donna più veloce al mondo. Montgomery non sapeva se tutto ciò fosse grazie al doping, anche se lo sospettava ed era pronto nell'eventualità ad accettarlo. La conversazione cruciale ebbe luogo a casa di Graham, una sera. Graham iniziò a parlargli di potenza, su come lui fosse troppo leggero. Era tutto così palese che ad un certo punto Graham fece vedere a Montgomery un video di Ben Johnson per dimostrare il suo punto di vista: senza parlarmi lui mi diceva quello che dovevo fare. Era a quel punto che le persone ragionevoli si dovrebbero fermare e farsi un esame di coscienza, perchè proprio questo fu il momento in cui Montgomery oltrepassò la linea. Ma, come lui spiega, la coscienza non entrò nell'equazione.

"Quella era linea verde. Tutto ciò che volevo era un grosso contratto con la Nike, la pubblicità. Volevo essere una stella".

Il passo successivo fu andare oltre il confine con il Messico, per prendere contatti con Angel Heredia, che Graham utilizzava come fornitore di sostanze dopanti ai suoi atleti. Montgomery sostiene che gli fu mostrato un foglio in cui era annotati i vari clienti di Heredia, ed egli asserisce che fra di essi vi era anche il nome di Greene. Questa affermazione fu confermata dallo stesso Heredia, anche se Greene non ha mai confermato di aver fatto uso di sostanze dopanti. Quando l'anno scorso furono pubblicate le prove di una transazione bancaria ed un'analisi del sangue con il nome di Greene, lo stesso Greene sostenne che era contrario il doping e che tutto ciò che acquistava da Heredia era destinato per gli atleti del suo gruppo e non per lui. Ma l'atteggiamento di Montgomery, circa gli incontri con Heredia, era che finalmente era arrivato. Non era preoccupato di essere beccato.

"il fatto di essere sospeso per due anni non mi preoccupava. Molti altri non sono stati mai beccati. Il padre di Heredia mi diceva: "sparisce in 12 giorni. Tutto quello che devi fare è stare nascosto per 12 giorni dopo averlo assunto". "Così per 12 giorni accendemmo le luci di notte sulla pista. Ci allenammo di notte e dormimmo in hotel di giorno. Quando vivevo con Marion, avevo messo le telecamere sulle porte così se veniva un controllore, sapevamo che non dovevamo rispondere".

Ma il reale miglioramento ha dovuto aspettarlo per un anno, fino a che fu varato il progetto per il record del mondo. Graham nel frattempo aveva cambiato fornitore e lavorava con Victor Conte, fondatore della Bay Area Laboratory Cooperative (Balco), di Burlingame in California. Il progetto "record del mondo" era stato specificatamente plasmato su Tim Montgomery, ed era nato in una sala riunioni della Balco, con Charlie Francis (il vecchio allenatori di Ben Johnson) quale consulente specialista. Ancora una voltà questo non fece riflettere Montgomery, ma accrebbe la sua ambizione.

"lo sapevo che non era giusto. Sapevo che stavamo battendo il sistema. Ma il sistema prima mi aveva battuto. Charlie mi disse: Tim, tu puoi diventare l'uomo più veloce del mondo. E non credo che al mondo ci sia uno specialista sulla velocità più bravo di Charlie Francis".

Francis aveva ragione. Nel 2001 Greene era ancora davanti a Montgomery, ma nel 2002, finalmente, a Bruxelles Montogmery seppe arrivargli davanti.

"Maurice dopo venne da me e mi disse "ci sei riuscito, eh?". Io gli risposi "era solo questione di tempo". Dopo che divenni il più veloce, Maurice cominciò a perdere diverse gare. Si vedeva che l'andazzo era cambiato. Lo vedi quando hai sottomesso un atleta, quando hai vinto la battaglia con lui".

Due settimane dopo Bruxelles, Montgomery corse il 9"78 di Parigi. Raggiunse la vetta dove nessun uomo era mai giunto prima, la cima dove iniziò la sua... discesa. Ci sono due punti da chiarire per capire quanto talento avesse Tim Montgomery e quanto ne ha abusato. Il primo: il suo record del mondo è stato cancellato ma lui insiste sul fatto che in quel periodo fosse pulito. I medicinali che Conte gli forniva, gli davano terribili crampi allo stomaco, così li ha abbandonati e nel 2002 avrebbe iniziato a utilizzare nutrienti addizionali. Tuttavia si rende conto che nessuno gli crederebbe.

"So che la mia parola non vale più nulla: potete crederci o meno".

Secondo
: siccome al tempo era più interessato ai frutti della vittoria che alla vittoria stessa, non si saprà mai dove il suo talento lo avrebbe portato.

"Avevo tutte le condizioni naturali per ottenere ciò che volevo, se avessi dato il 100%. Ma non l'ho mai fatto. Perchè volevo stare in discoteca, andare ai party, divertirmi".

La sua vita iniziò a crollare dopo l'irruzione alla Balco nel 2003. Solo un anno dopo Tim stava già lottando per l'accusa di doping e cercava fondi per le spese legali. "Avevo bisogno di soldi. Ero già fuori dal mondo dell'atletica e l'unico modo che conoscevo per farli era la droga". In altre parole, ha commesso un reato per pagarsi le spese legali per difendersi da un altro. Molti degli altri protagonisti di questa vicenda nel frattempo caddero sulla terra. Marion Jones passò sei mesi in carcere per aver spergiurato in aula sulla questione del doping e aver emesso assegni falsi. Conte ha scontato 4 mesi di carcere e 4 agli arresti domiciliari. Graham ha appena terminato un anno di confino presso la propria abitazione. Maurice Greene nel frattempo gode del suo successo e lucra su di esso. E' ancora un ambasciatore dell'Adidas e ha fatto il giro dei Talk-Shaw americani. Proprio pochi giorni fa la stessa IAAF confermava come non fosse a conoscenza di alcuna indagine sul conto di Greene per quanto riguardasse il doping. Montgomery nel frattempo continua a scontare la sua pena. Gli è vicina in questi momenti Jamelee, la madre di uno dei suoi quattro figli e che lasciò per andare a vivere con Marion Jones. Il 5 ottobre, lui e Jamelee si sono sposati nella cappella del carcere: quel giorno le fu permesso di rimanere nel carcere per 30 minuti oltre l'orario di chiusura del penitenziario. Montgomery detesta il fatto di non essere in grado di essere un bravo genitore.

"quando i tuoi figli ti vengono a trovare, come fai a dirgli di essere buoni se tu sei qui in carcere??".

Per contribuire a sostenere Jamelee, Montgomery sta pure valutando di mettere in vendita le sue medaglie su Ebay. Lui dice di aver imparato la lezione e vorrebbe che la sua storia fungessa da moinito per gli altri. Ce ne sono stati però pochi che come lui hanno preso a martellate il proprio talento e così testardamente hanno continuato a distruggerlo.

27/11/09

Seb Coe premia Muller e Hanscome migliori master 2009

Durante la premiazione della IAAF agli atleti dell'anno (Sanya Richards e Usain Bolt, guarda caso... e di cui abbiamo dedicato un articolo a sè stante), Lord Sebastian Coe ha incoronato l'immancabile Guido Muller e la neo-Rita Hanscom quali atleti master dell'anno. Decisione assunta e nota da ormai un qualche giorno, e di cui, anche qui, si era già scritto a suo tempo. La notizia vera e propra è probabilmente la visibilità del mondo master: per una volta all'anno probabilmente l'attenzione per qualche decimo di secondo si concentra su di loro. Una cosa non riesco però a capire. Ma la premiazione dei master la fanno sul palco con il principe Alberto e il presidente della IAAF Diack, o in una stanza separata fuori dai riflettori dei media internazionali? Che ci crediate o no, tra le foto della serata non riesco a trovare quella vera e propria che mi sarei immaginato: come nella cerimonie degli oscar, Seb che cede il premio a Muller stringendogli la mano, con lo sfondo del sipario del palcoscenico monegasco. Trovo solo foto in qualche angolo di qualche albergo con i due protagonisti e Stan Perkins (nuovo presidente WMA). Ma che si pretende in definitiva? Oggettivamente sarebbe meglio un WMA Athletics Gala, piuttosto che essere presenti ad uno IAAF Athletics Gala, per una serie di ragioni che non è difficile comprendere: prima fra tutte, quella che l'atletica master probabilmente è compresa soprattutto dagli atleti master e da chi gira intorno al questo mondo. Bolt e (in parte) la Richards li conoscono tutti a livello planetario, come succede a chi vince le Olimpiadi, a chi fa i record del mondo, a chi diventa un'icona mondiale... molto meno Guido Muller e ancor meno la Hanscom che conosciamo e apprezziamo giusto noi specialisti. Chi sono costoro? (purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista). Istituire un premio in un consesso solo master, oltre che ad ampliare la possibilità di premiazioni (magari uno per categoria, oltre che quello super omnia, oppure uno alla carriera, anche se un master non ha mai finito di gareggiare!) sicuramente accrescerebbe il prestigio del premio tra gli addetti al lavoro.
Comunque sia, anche quest'anno Webatletica nominerà i suoi migliori atleti dell'anno in chiave italiana. Le consultazioni in Redazione (che si sta allargando e dove ci saranno novità tra poco tempo) fervono: tra gli uomini il campo sembra ristretto a 2/3 cadidati, mentre tra le donne la nomination sembra più verso una sola persona. Sui criteri abbiamo inteso utilizzare quelli discrezionali di chi ritiene di aver dato un servizio sui master molto dettagliato tutto l'anno: non utilizzeremo i plebisciti popolari che nascondono dei deprecabili e un pò infantili fenomeni di "fishing", nè tanto meno una giuria di paria: insomma, se ci prendiamo l'onere di portare avanti un sito di master, saremo anche in grado di decidere chi può essere stato a nostra discrezione il migliore dell'anno!! Poi sicuramente ci sarà chi non sarà d'accordo, ma questo è il senso stesso di essere esseri umani (scusate l'allitterazione). Tra l'altro, almeno da parte mia (ma ritengo anche di tutti quelli che compongono la redazione), penso di aver fornito un'informazione equidistante, anche se ammetto che le notizie vengono create su dati ricercati autonomamente perchè purtroppo la Fidal come fonte primaria di informazione sui risultati delle gare, è un pò deficitaria sulla tempestività del servizio.
Purtroppo Atleticanet e Correre hanno deciso di escluderci dall'attribuzione del medesimo premio del quale avevamo messo anche noi il nome l'anno scorso (ma non finanze, non avendo un tolino...) senza metterci al corrente della cosa: ma questo fa parte del gioco, quindi produrranno i loro atleti master dell'anno. Noi, per parte nostra, vedremo se riusciremo a coinvolgere un grosso soggetto per dare ampio respiro alla cosa. Ma non facciamo nomi per ora. Alle prossime puntate.

26/11/09

I record mondiali detenuti dagli italiani all'aperto

  • 200 M85: 34"24 - Ugo Sansonetti - 20/06/04 - Caorle
  • 400 M40: 47"81 - Enrico Saraceni - 28/07/04 - Aarhus
  • 400 M90: 95"04 - Ugo Sansonetti - 07/08/09 - Lahti
  • 10000 M60: 34'14"88 - Luciano Acquarone - 20/07/91 - Turku
  • 3000 st M40: 8'38"40 - Angelo Carosi - 11/07/2004 - Firenze
  • alto M45: 2,04 - Marco Segatel - 19/07/07 - Cernusco s/n
  • disco M70: 55,27 - Carmelo Rado - 30/09/07 - Chiuro
  • disco M75: 49,21 - Carmelo Rado - 05/10/08 - Besana B.
  • disco M95: 17,22 - Mario Riboni - 21/06/08 - Bressanone
  • decathlon M50: 7824 - Hubert Indra - 29/06/07 - Milano
  • 5 km marcia M35: 18'30"45 - Maurizio Damilano - 11/06/92 - Caserta
  • 20 km marcia M35: 1h18'54" - Maurizio Damilano - 06/06/92 - La Coruna
  • 20 km marcia M55: 1h33'38" - Graziano Morotti - 02/04/06 - Lugano
  • 30 km marcia M35: 2h06'14" - Maurizio Damilano - 01/05/92 - S.S. Giovanni
  • 30 km marcia M55: 2h29'34" - Graziano Morotti - 08/10/06 - Maranello
  • 800 W75: 3'26"11 - Emma Mazzenga - 02/08/08 - Jyvaskyla
  • asta W50: 3,50 - Carla Forcellini - 15/05/05 - Roma
  • 20 km marcia w35: 20'12"45 - Elisabetta Perrone - 02/08/03 - Rieti

24/11/09

L'Angolo del Duca: Kettlebells, questi sconosciuti... o forse no?

In questo periodo dell’anno in cui tutti i motori sono ai box e si attende, con grande impazienza, l’uscita dei primi calendari indoor, vorrei dedicare un breve spazio ad un attrezzo di allenamento che negli ultimi tempi sta abbastanza diffondendosi e di cui si parla sempre piu’ spesso. Si tratta di una sorta di peso, in pratica una palla con attaccata una maniglia, io quando l’ho vista per la prima volta, l’ho chiamata “ la teiera” perché mi ricordava quelle vecchie teiere che si usavano ai tempi delle nostre nonne o bisnonne. In realtà pare sia uno strumento di sviluppo della forza tanto efficace quanto antico, con tutta una serie di vantaggi tra cui quello che maggiormente mi ha colpito è che permette di allenare, con un solo attrezzo o al massimo due, tutte le parti del corpo, a carichi non esagerati e, quindi, con gli evidenti vantaggi per la schiena che tale aspetto comporta, potendo sostituire esercizi particolarmente traumatici quale ad esempio lo squat. In Italia i kettlebells stanno avendo una larga diffusione nelle palestre per gli allenamenti dei bodybuilders, ma ho avuto modo di appurare che era un sistema di allenamento molto usato dai preparatori tecnici dei velocisti dell’Europa dell’est negli anni 70/80. Ovviamente so cosa penserete dopo questa mia ultima affermazione, ma vi consiglio comunque di dare un’occhiata, per chi non li conoscesse, a quelle che sono le principali funzioni che possono essere sviluppate attraverso questi attrezzi e che sono riportate sotto, da uno stralcio di un sito dedicato che si chiama www.kettlebell.it e che ovviamente scrive considerazioni molto soggettive in merito.

Il kettlebell, detto anche Girya, è semplicemente una palla di ghisa con una maniglia. Come sostine Pavel Tsatsouline, un kettlebell è " una palla di cannone con una maniglia. È una palestra completa che si tiene in una mano. E nessuna frase è più vera che questa! E' un attrezzo antichissimo, pensate che le prime versione rudimentali erano già presenti tra i monaci di Shaolin che le utilizzavano per migliorare forza e resistenza muscolare. I kettlebells furono per molto tempo gli unici strumenti d'allenamento in Russia, utilizzati sia a livello scolastico, sia nell'allenamento sportivo e soprattutto per l'addestramento e l'allenamento dell'esercito russo. Al giorno d'oggi i Girya sono utilizzati da numerosissimi preparatori fisici per allenare i propri atleti, utilizzati nell'allenamento delle forze armate e di squadre speciali di diversi paesi e da un infinità sempre crescente di appassionati di allenamento per mantenersi e migliorare la propria condizione fisica.
In Italia sono arrivati da poco e sono rivolti principalmente a squadre sportive, preparatori atletici e veri appassionati d'allenamento. Ma per i più sono oggetti sconosciuti, colpa molto dei media e di chi deve fare corretta informazione. E sapete il perché? Semplice, il loro costo non è elevatissimo e funzionano realmente, pochi ci guadagnerebbero e quindi molto meglio vendere per miracolate pedane vibranti, elettrostimolatori, attrezzi del momento, ecc…, ecc…
Il kettlebell risulta uno strumento d'allenamento ideale per chi desidera essere più forte, più esplosivo, più resistente, apparire più tonico e perdere quel chili di troppo. Tutti possono usufruire delle potenzialità dei kettlebells.

Il peso del kettlebell viene calcolato con una vecchia unità di misura russa chiamata "Pood". Un kettlebell di 1 Pood equivale a 16 kg. Generalmente i kettlebell si trovano del peso di 4, 8, 12, 16, 24 e 32 kg. Esistono anche versioni di 48 kg, denominati "bulldog". L'allenamento con i kettlebell è tra i modi migliori per sviluppare tutte le qualità fisica, nessuna esclusa. Infatti lavorando in modo e con esercitazioni specifiche è possibile incrementare:
  • Forza: ossia la capacità di opporsi ad una resistenza esterna tramite una contrazione muscolare
  • Potenza: la capacità di produrre la massima forza nel minor tempo possibile
  • Velocità: la capacità di svolgere un gesto nella minor frazione di tempo
  • Flessibilità: la capacità di compiere gesti con l'impiego dell'escursione articolare più ampia possibile sia in forma attiva che passiva.
  • Coordinazione: l'abilità di gestire nello spazio le varie parti del corpo in base alle diverse situazioni
  • Resistenza muscolare: la capacità di protrarre nel tempo una prestazione fisica
  • Resistenza cardiovascolare: la capacità del cuore di irrorare e sostenere il lavoro dei muscoli coinvolti nel gesto sportivo.
Che dire….. ad ognuno le proprie considerazioni. Il Duca li sta sperimentando.
Buon allenamento a tutti


23/11/09

Alcuni cambiamenti nei regolamenti master internazionali

(il centro sportivo di Kamloops, sede dei prossimi mondiali indoor con la pista piatta...) - Mentre in cima ad una torre eburnea, trafitta da lampi fuggenti, continuo con certosino amore ad annotare i dati relativi ai Mondiali indoor master del passato in vista della prossima edizione di Kamloops (dove me ne guarderò di partecipare per non sperimentare sul mio martoriato corpo gli effetti della forza centrifuga su curve piatte con raggi molto ridimensionati...) e in vista della prossima pubblicazione di una statistica dettagliata su medaglie, vincitori, invitti, serie di medaglie, porto a conoscenza il mondo over-35 di alcune modifiche dei regolamenti internazionali che riguardano i master. A dire il vero la notizia risale addirittura ad agosto, ma poi, come spesso avviene, la WMA con lentezza pachidermica si è svegliata con qualche mese di ritardo dando fiato alle trombe, ed annunciando quel che sarà. In generale, le modifiche si riperquoteranno sui lanci e sugli ostacoli delle categorie "più mature". Partiamo dal fatto che le tabelle di punteggio master, saranno modificate a partire dal 1 maggio 2010. Queste comunque la modifiche tecniche:
  • peso/martello over W75 scende a 2 kg;
  • disco scende over W75 a 0,750 kg;
  • martellone over W75 scende a 4 kg;
  • gli ostacoli lunghi over M80, scendono a 200 con 5 ostacoli;
  • gli ostacoli lunghi over W70 scendono a 200 con 5 ostacoli (già attivo dal 2008);
  • gli ostacoli M60-69 indoor-outdoor (60hs-100hs) impongono ora 12,00 al 1° ostacolo e 16,00 dall'ultimo al traguardo;
Ricordo che la nuova regola che entrerà in vigore dal primo gennaio sull'eliminazione alla prima falsa partenza, non varrà nelle gare esclusivamente riservate ai master. Quanto meno la WMA riescie ad arginare l'incoerenza e l'ignoranza della IAAF, che ritiene che togliendo le false ne tragga giovamento lo spettacolo e i tempi televisivi. Probabilmente non hanno mai visto una gara di velocità quelli della IAAF. Pensate se questo trend involutivo dell'intelligenza umana applicato all'atletica si riversasse anche nei concorsi... un solo errore a disposizione, un solo nullo, un solo richiamo nella marcia. Quanto ci manca Nebiolo...

21/11/09

A volte ritornano...

video

Questo è il video relativo all'esordio ufficioso di Ugo Piccioli, ex 800ista dell'Atletica Bergamo ora M40 che potrebbe ritornare in pista già nella stagione indoor 2010. Nel video, dopo 3 mesetti di preparazione Ugo si cimenta in un 400 nella mega-staffettona celebrativa della massima società orobica. Tempo cronometrico manuale 56"9. Se continuerà con la stessa lena, lo vedremo sicuramente combattere per uno dei posti al sole degli 800 M40...

20/11/09

L'angolo del Duca: Giù le mani dai supereroi!

(foto dal corriere.it) - A livello mondiale il 2009 si è chiuso, come l’anno precedente, nel segno di Usain Bolt, meraviglioso atleta le cui imprese sono andate bel al di là del pur fantastico mondo dell’atletica, per farlo assurgere, ritengo, al ruolo del piu’ straordinario sportivo dell’anno. Le sue prestazioni sono state paragonate a qualcosa di soprannaturale nel senso che il perfetto connubio della sua forza, potenza ed elasticità ha permesso che potesse ottenere riscontri cronometrici impensabili per un essere umano e fatto si che la sua corsa potesse essere accostata a quella di un felino.
Ma il marziano Bolt suscita anche tante invidie ed allora si parla di doping e si ironizza sulla sua Nazione di provenienza,la Giamaica, come se tutto quanto riconducibile a tale popolazione debba essere il raggae o la marijuana, ma dimenticando che, per tradizione e genetica , le corse veloci hanno rappresentato, da sempre, per questo popolo, un autentico sport nazionale e vero motivo di vanto nei confronti del mondo intero.
Ma si sa, i personaggi molto famosi, in quanto tali, sono soggetti a grandi consensi, ma talora avversioni, frutto di invidia o semplicemente di fattori epidermici. Trovo quindi normale che la gente comune possa criticare Bolt, avanzare dei dubbi sulla liceità dei suoi risultati, come trovo normale che i giornalisti cerchino di metterlo in difficoltà, per fare il titolone piu’ grosso, con domande irriverenti su cui, purtroppo, qualche volta, si costruiscono interviste mettendo in bocca dell’intervistato parole non dette che creano polemiche. Quello che pero’ non capisco è come possa un appassionato di atletica criticare Bolt, mettere in dubbio la sua personale correttezza di atleta, snobbare le sue prestazioni, lamentarsi che si parla troppo di lui e che si da poco spazio ad altri piu’ meritevoli di lui, affermare che irride gli avversari perché prima delle gare ama giocare e scherzare.
La cosa incredibile è che queste critiche le ho lette e sentite dare sia da appassionati che praticano mezzofondo, quindi un pochino meno addentro alle logiche fisiche e mentali di un velocista, ma addirittura da atleti specializzati nella velocità, i quali dovrebbero solo osservare veneranti ed entusiasti le imprese di cotanto eroe.
Scusatemi, ma questa volta voglio veramente assurgere a depositario della verità…
Bolt è l’atleta piu’ perfetto che sia mai esistito perché racchiude in se l’ideale combinazione di elementi indispensabili per superare ogni limite di velocità che si potesse immaginare fosse insuperabile da un essere umano.
Il suo superpotere nasce dal perfetto connubio di forza, esplosività, reattività dei piedi, frequenza ed ampiezza, il tutto sviluppato su un fisico di 196 cm. Sembra banale e semplicistico, ovviamente non lo è, ma il segreto di Superman Bolt è la sua altezza, quella stessa altezza che un tempo i guru dell’atletica ritenevano non adatta per un velocista, ma che invece rappresenta l’elemento in piu’ per superare ogni limite. Questo non significa, chiaramente, che basta essere alti ed anzi tale caratteristica comporta molto spesso una serie di problemi. Innanzitutto è molto piu’ difficile costruire un’adeguata massa muscolare su un atleta alto, perché le lunghissime leve necessitano di un allenamento ben piu’ duro e mirato. In secondo luogo, problema ancor maggiore, tutti gli atleti con il bacino alto subiscono, per il contraccolpo della corsa e degli allenamenti mirati in tal senso, una serie di microtraumi, alla schiena, maggiori rispetto ad un atleta normodotato e questo, oltre a comportare problematiche dolorose alla schiena stessa, rende piu’ facile l’insorgere di tutte quelle patologie muscolari e tendinee che hanno la loro origine, sempre, dalla schiena stessa.

E non dimentichiamo mai che puoi essere perfetto, ma poi ti giochi tutto in pochissimi centesimi di secondo e allora subentra la mente con la sua capacità di controllare la concentrazione e la deconcentrazione che si traduce poi, dopo lo sparo, nel miglior connubio possibile tra contrazione e decontrazione. Bolt non irride i suoi avversari, prima e dopo le gare, affronta le prove con l’allegria che gli deriva dalla consapevolezza della sua forza fisica e questo gli consente di non sprecare un briciolo di energia negativa che spesso, su altri atleti, ha avuto degli effetti deterrenti (uno per tutti Asafa Powel). In altre parole, un fisico perfetto in una mente perfetta: la “tempesta perfetta”. Alcuni mesi fa, in un mio intervento sul doping, fui molto categorico e anche provocatorio su tale argomento. Oggi sarei un bugiardo se dicessi che metterei le mani sul fuoco per Bolt ma, come detto, ci sono delle esigenze di showbusiness che valgono per tutti gli sport e che spesso obbligano i grandi atleti a sottostare a delle regole perverse. Queste regole pero’ non alterano i valori in campo e quindi, se bisogna sollevare sospetti, è totalmente da ipocriti farlo solo su chi vince ed è piu’ forte degli altri.
Quello che mi sento dire, con assoluta certezza, è che vi sono degli indiscutibili riscontri oggettivi su Bolt. La sua carriera agonistica è stata assolutamente lineare e consequenziale nel senso che ha cominciato ad andare fortissimo da juniores, quando la sua massa muscolare non era ancora sviluppata completamente, ha resistito alle pressioni psicologiche che spesso distruggono atleti che esplodono molto giovani e poi, con la definitiva crescita muscolare ed anche maturità mentale, ricordo la finale di Osaka dei 200 metri in cui corse con una scarpa slacciata, ha raggiunto quei risultati che era logico aspettarsi da lui.
Vi lascio con la sua straordinaria progressione dal 2002 ad oggi ( dai 16 ai 23 anni) con la speranza che la sua corsa meravigliosa prosegua senza intoppi perché l’atletica mondiale ha veramente bisogno di un supereroe come lui e i supereroi vanno rispettati.
IL DUCA

In allegato la carriera di Bolt.

17/11/09

In serata l'intervista a Manuela Levorato

(Manuela Levorato, nella foto tra due icone del mondo master femminile, Lusia Puleanga e Rosa Marchi) - Da qualche altra parte la chiameremmo "intervista esclusiva!": su Webatletica è invece una voce, dolce, che viene da "fuori": viene dal mondo assoluto, dal quale spesso prendiamo le distanze, ma che inevitabilmente rappresenta la nostra pietra di paragone. Qui tra i master cerco di alimentare colpevolmente e quotidianamente la "piccola bugia" di un mondo che dentro di sè (e solo lì!!) mi piacerebbe vivesse degli stessi sogni che gli altri mondi per ben più onorevoli obiettivi sportivi, vivono. Ad un nostra amica che mi ricordava di tenere i piedi per terra, ribattevo che per qualche minuto, in questo scrigno (di sogni?) che è Webatletica, si può pensare di essere qualche cosa di più che atleti "maturati", si può vivere di questa piccola bugia e vedersi ciò che in realtà fuori da qui... non si è. Questa è la verità. L'intervista che comparirà stasera su Webatletica a Manuela Levorato fa rivivere la nostra stessa passione per questo sport, i sacrifici, che poi, come per tutto nella vita, sono la possibilità di vivere di sogni e il fatto di poterli rincorrere. Anche se piccoli e insignificanti. Ringrazio Manuela per questa grande possibilità che mi ha dato di riportare i suoi pensieri: l'immagine che ne ho avuto è quella di una mamma che, lei sì, vive coi piedi per terra, ma alimentando i propri sogni, anche se quello più grande se lo stringe quotidianamente tra le braccia. Grazie Manu. A stasera per l'interivista!

16/11/09

Manuela Levorato intervistata da Webatletica

(Lusia Puleanga, Manuela Levorato e Rosa Marchi durante una sessione d'allenamento) - E finalmente eccola qui, l'intervista a Manuela Levorato. Le domande sono frutto di un abile ricamo tra gli interrogativi del Duca e i miei. Come dicevo nel precedente articolo introduttivo, il ritratto che ne esce è sicuramente diverso da quello che ci si aspeterebbe da una delle più grandi atlete italiane di della velocità femminile. Qui sotto l'intervista. Buona lettura!
  • Webatletica: Manuela, il tuo ritorno all'attività agonistica ha destato una certa sorpresa, in quanto dopo la persistente sfortuna da te subita nel momento clou della tua brillantssima carriera, si pensava che la nascita della tua splendida Giulia avesse coinciso con il tuo abbandono. Tale ritorno era già stato programmato all'inizio della maternità o, dopo il lieto evento, è scattato in Te un nuovo impeto e nuovi irrefrenabili stimoli?
  • Manuela: Credo non mi sia mai passato in mente di smettere... dopo anni di vicessitudini (nel 2005 operazione ad entrambi i tendini d'achille, ripetuta nel 2006 e due anni di riabilitazione), ho avuto bisogno di fare il punto della situazione e tracciare la linea retta della mia vita... a questo punto è arrivata la mia piccola Giulia. Ma non ho mollato mai. Ho vacillato un poco dopo le Olimpiadi di Sidney dove le aspettative erano tante e mi sono rotta un piede quando gia' stavo li. Più che altro mi ha fatto male lo speculare dietro al mio infortunio. Le mie perplessità sono però svanite nelle 24 ore del viaggio di ritorno! Faccio il lavoro piu' bello del mondo e lo amo cosi' tanto che accetto quel che viene, gioie e dolori, noi atleti siamo assolutamente privilegiati in tante cose. Comunque già mentre aspettavo Giulia pensavo alle mie scarpette chiodate e dopo averla allattata tre mesi sono ripartita con gran voglia. Anche perchè nel frattempo i tendini si erano sistemati ed anch'io sicuramente rasserenata. Sono tornata dal mio allenatore storico Mario Del Giudice e abbiamo ritrovato subito tanta voglia di lavorare insieme. Se devo essere sincera la mia piccola Giulia è stata una motivazione formidabile, ci tenevo cosiì tanto a fare una stagione discreta, il massimo è stato averla avuta in tribuna alla finale dei CdS a Caorle e avere vinto... tra l'alto era anche la prima che vincevo!
  • Webatletica: La tua stagione agonistica, sicuramente condizionata da una preparazione approssimativa dopo il lungo stop, è stata sicuramente buona laddove, specialmente sui 100, hai trovato delle buone performaces. Tra l'altro è stata veramente encomiabile la tua voglia di gareggiare sino all'ultima gara della stagione, presentandoti ad una riunione regionale a Cremona dove hai ottenuto il tuo personale dell'anno. Quali sono, dunque i tuoi obiettivi futuri? Vuoi programmare una stagione alla volta o la tua mente è proiettata con decisione a Londra 2010 per cercare di prendere quella rivincita contro il destino che ti ha precluso la possibilità di partecipare ad una Olimpiade?
  • Manuela: Ammetto che quest'anno fisicamente è stato oltremodo faticoso riprendere a gareggiare. La gravidanza mi ha dato molto benessere e non ho messo un chilo però la mia massa muscolare era sparita ed il mio fiato cortissimo. Faticavo a fare due giri di corsa! Secondo me riprendere una specialità improntata sulla potenza e sugli stimoli nervosi come la velocità è molto duro. Mi sembrava che tutte le mie vecchie sensazione si fossero attutite, ovvero la testa si ricordava certe cose, ma il corpo proprio non rispondeva! Insomma questo è stato l'inizio. Poi le cose sono migliorate però senza una lunga ricostruzione in atletica non fai niente. Non mi sono molto divertita a fare mezzo secondo di più sui 100 però in cuor mio sapevo che era una sorta di base o passaggio che facevo per l'anno a venire. Quando ho cominciato ad ingranare era fine settembre perciò ho inseguito tutte le gare che c'erano e purtroppo ad Ottobre ho trovato solo il Meeting di Cremona. Spero di essere stata lungimirante e aver messo un "tappetino" per un 2010 ben diverso. Gli Europei del prossimo anno sono uno stimolo forte e congeniale per me... e si, a Londra ci penso e come: ci porterei anche Giulia!
  • Webatletica: Come vedi il futuro delle sprinter Italiane e soprattutto, ritieni che all'orizzonte ci possa essere qualche ragazza che possa ricalcare, in qualche modo, la tua splendida carriera?
  • Manuela: Per quanto riguarda la panoramica azzurra della velocità sono anni che qualcosa si intraverde, Vincenza Calì ha fisico e talento, peccato per gli infortuni che la frenano. Anita Pistone si è difesa bene. Ora mi piace la giovane Martina Giovannetti che deve peroò costruirsi bene. Includo Libania Grenot che sui 200mt ha fatto molto bene: ecco un'atleta molto determinata che farà ottime cose. Sento spesso dire che il mio settore a livello internazionale latita un po', ma voglio chiarire che emergere nella velocità è quasi impossibile per una serie di fattori e credo non esista sport individuale più competititvo del nostro.
  • Webatletica: Vorremmo chiederti qualcosa sulla Fidal e sul Presidente Federale, ma non vogliamo certo metterti in imbarazzo. Ti chediamo però: secondo te, quale è il motivo che spinge sempre meno giovani ad intraprendere quel meravglioso sport che è l'atletica leggera?
  • Manuela: Il mio contatto personale con il Presidente Arese è sempre stato cordiale e ho l'impressione sia mosso dalle migliori intenzioni, mi auguro ci siano nuove idee dopo un anno difficile come questo passato. Sarebbe bello che per lo meno si utilizzassero i personaggi dell'Atletica Leggera per fare beli spot... lo sport moderno è fatto anche di questo e se penso al nuoto, alla scherma... bisogna saper vendere i propri buoni risultati, che sono pochi ma ci sono!
  • Webatletica: Cosa si può salvare ancora di questa atletica italiana?
  • Manuela: Quello che salvo di quest'atletica... Devo dire che a Bressanone il nostro settore giovanile ha fatto vedere tante cose interessanti... e salvo le donne. Su tutte Di Martino, Cusma e Clarissa Claretti. Begli esempi di passione e serietà per questo nostro lavoro.
  • Webatletica: Manuela, questo è un sito per appassionati di atletica, i cui lettori son in grande maggioranza degli atleti master. Cosa ne pensi del movimento master in Italia e che immagine ti sei fatta?
  • Manuela: Il mondo Master lo conosco molto bene perche' mi alleno da tempo con Rosa Marchi che partecipa da anni alle gare internazionali Master. Poi con il Mitico Enrico Saraceni col quale siamo stati in Nazionale insieme e seguo con entusiasmo i suoi ottimi risultati... e ricordo pure di essere stata in un raduno-staffette tanti anni fa con Mario Longo. Seguo con curiosità la sua dichiarata impresa! E qualche giorno fa in campo e' venuta ad allenarsi Miss Haka, Lusia Puleanga! Nella mia zona il movimento è molto vivo e ci sono parecchi societa' Master: lo trovo salutare, divertente ed e' sicuramente un mondo che si espandera' parecchio in futuro.
  • Webatletica: Lo so che è prematuro, ma a Torino, nel 2013, ci saranno le Olimpiadi Master (quest'anno in Australia c'erano 28000 atleti!). In quella data, se tu fossi ancora in attività, cosa potrebbe spingerti a partecipare? La qualità della manifestazione o il semplice piacere?
  • Manuela: Mmm... facendo due calcoli... a volte penso che non potrei vivere neanche dopo senza praticare sport... solo che a me piace esclusivamente con l'agonismo, quindi non lo escludo... fisico permettendo!
  • Webatletica: C'è una tua avversaria nella tua vita sportiva da sprinter che ti ha particolarmente colpito?
  • Manuela: Molte, nel bene e nel male. Mi sono accorta negli anni che anche quelle che vedevo come inscalfibili e immortali spesso nella vita privata si rivelavano tutt'altro. Marion Jones è stata quella che più mi ha colpito; la guardavo come ad una marziana inarrivabile per tutti i metri che riusciva a darmi... se poi penso che e' finita pure in carcere... mi sento contenta per quello che nel mio piccolo sono rimasta. Nel bene invece mi sono piaciute la francese Muriel Hurtis e la belga Kim Gavaert, ora entrambe mamme, mie coetanee e avversarie di tante gare. Forti e talentuose mi hanno sempre dato l'impressione di poter realizzare onestamente quello che han fatto.
  • Webatletica: C'è invece un aneddotto curioso che ti riguarda nel mondo dell'atletica?
  • Manuela: Aneddoti...oddio..talmente tanti... chissa' che non avremo modo di incontrarci un giorno in una pista di atletica e chiacchierare un po'... anche solo da amici!

Record italiani femminili master: una storia giovane

(Mondiali Master di Brisbane 2001: al centro Emma Mazzenga, sulla sinistra Noemi Gastaldi - foto evaa) - Così come appena fatto con gli uomini, ecco la fotografia dei record italiani femminili master. Sono 433 gli eventi che possono essere definiti "miglori prestazioni italiane" al femminile. Tra gli uomini, come abbiamo appena visto nel passato articolo, erano 643. Il totale dei record disponibili sul suolo nazionale è così di 1086: insomma, c'è solo l'imbarazzo della scelta. La grande differenza nel numero dei record tra uomini e donne è dovuta dall'assenza di diversi record nelle categorie "più mature" femminili. Molte specialità arrivano attorno ai 70/75, alcune addirittura non superano la categoria F60. Così ho ampliato il range di atlete suscettibili di attenzione, spostando ad almeno 3 record italiani la classifica. In questa classifica, le atlete con almeno 3 record è di 49. La regina incontrastata al momento risulta essere Emma Mazzenga (nata nel 1933) che ha totalizzato al termine del 2009 la bellezza di 21 record nazionali ottenuti in 17 stagioni di attività master soprattutto nella velocità, con alcune puntatine agli 800. Proprio 17 stagioni è anche il record nel record: infatti solo Noemi Gastaldi con la Mazzenga è riuscita a scrivere il prorio nome sul libro dei record dopo 17 stagioni dopo il primo record. Al terzo posto la giavellottista Giuliana Amici, con 16 stagioni. Ricordo che Carmelo Rado, al maschile, ha scritto la storia in un spazio temporale di 27 stagioni. Sul podio delle pluri-primatiste vediamo Anna Flaibani al secondo posto: lanciatrice oggi F80, vanta al suo attivo 16 record in 12 anni di attività. Terza in questa fotografia dei record italiani la leggendaria Gabre Gabric, con 13 record. Sta rinvenendo come un treno Brunella Del Giudice, ferma al momento a 12 record, ma ottenuti in sole 4 stagioni. Nelle top-ten tutte le atlete che hanno scritto la storia del masterismo femminile: Carla Forcellini (11 record), Bruna Miniotti, Lucia Soranzo e Ingeborg Zorzi (9 record a testa), Paola Melotti (8 record), Dina Cambruzzi, Maria Lorenzoni, Rossella Zanni (7 record).
I record più "anziani" hanno "solo" 29 anni e nessuno di essi è precedente al 1980. Questo anche perchè l'attività master femminile ha iniziato a muovere i primi passi alla fine degli anni '70 e soprattutto in sepcialità più "facili" come la velocità, il lungo e nei lanci. Comunque sia, i 5 record più vecchi appartengono tutti ad Ada Turci, classe 1924, a partire da quello del lancio del peso F55 datato 31/05/1980 (11,12). Nel giro di 5 anni la Turci otterrà questi famosi 5 record che resistono a tutt'oggi come i più longevi della storia master al femminile. Solo 8 record risalgono agli anni '80. 57 record risalgono a prima del 2000, mentre tutto il resto è stato ottenuto nel XXI secolo.
L'atleta nata più lontana temporalmente a detenere un record italiano, è al momento Adorna Eleuteri, nata il 01/03/1912 (avrebbe oggi 97 anni) cui appartiene ancora il record dei 200 indoor F85 stabilito a Gateshead.
La città più prolifica di record italiani al femminile è sicuramente Ancona, visto anche l'utilizzo intensivo dell'impianto degli ultimi anni (e al fatto che piste indoor ne rimangono solo 3 in Italia...). 77 record italiani indoor. All'aperto l'impianto di Lubiana risulta essere stato teatro della bellezza di 17 record italiani femminili.

14/11/09

I record italiani maschili master: alcuni dati per i pignoli

(a sinistra Carnelo Rado in una foto dal sito dell'Unione Giovane Biella) - Quanti record italiani ci sono da battere nelle categorie master? Non ve lo siete mai chiesto? Io sì, probabilmente perchè un pò sono pazzo, un pò perchè mi piace giocare con i numeri. Ma del resto l'atletica mette l'uomo prima contro sè stesso, poi contro gli altri, poi, inopinatamente, contro convenzioni che si è dato e che vengono disciplinate dai numeri. Tempi, misure e spazi. Guardando i record via-via aggiornati dalle preziose tabelle dei record di Werther Corbelli su Atleticanet e quelli di Giusy La Cava sull'official site della Fidal, mi è sorto questo senso di "perdita di memoria" che suscita vedere solo la fotografia dei record attuali, dimenticandosi la cosiddetta "cronologia", che spesso è una storia a tutti gli effetti: persone, luoghi, date. Così con i dati attuali provo a costruirla da oggi, sapendo che molto (almeno 30 anni!) sono andati persi e quelle persone, quei luoghi, quelle manifestazioni non verranno mai ricordate per attribuirgli quell'importanza che magari avrebbero meritato. La fotografia attuale del mondo master (per ora al maschile) parla di 643 record nelle 13 categorie presenti (dalla M35 alla M95). Dai 643 toglietene una decina, sui quali si sta cercando negli immensi archivi "vaticani" la fonte storica che possa cancellarne un altro meno performante ma che adesso gode del crisma dell'ufficialità (o perchè ottenuto con un anemometro, o perchè il cartaceo non ne permetteva la lettura, o perchè l'anno dell'atleta era dubbio). 37 atleti italiani (maschi) posseggono in questo momento almento 4 record nazionali. Il re dei record è Carmelo Rado, classe 1933: al suo attivo l'incredibile cifra di 26 migliori prestazioni italiane. Tutte ottenute nel settore lanci. L'incredibile filotto di record l'ha piazzato nel lancio del disco, dove ha le migliori prestazioni dalla categoria M45 sino alla categoria M75. Il che vuol dire un predominio assoluto che copre 7 categorie consecutive e dall'età di 45 anni ai 79, cioè 34 anni! Altro record, la distanza temporale tra il primo e l'ultimo record ottenuti tra i master: ben 27 anni (il primo nel 1982, l'ultimo nel 2008).
Al secondo posto di questa classifica dei record, ad una sola lunghezza, Luciano Acquarone, con 25 record italiani, tutti nel mezzofondo. Una sola lunghezza di distacco anche nell'intorno temporale in cui ha ottenuti le sue 25 perle: 26 anni. Il filotto intergenerazionale in una sola specialità l'ha piazzato nella maratona: 6 record consecutivi dagli M50 agli M75. Tra le specialità in cui ha ottenuto i suoi record, oltre la maratona, la mezza maratona, i 10000, i 5000, i 3000, i 3000 indoor, i 1500 e i 3000 all'aperto.
Sul podio virtuale dei pluri-primatisti, si accomoda Vittorio Colò, terzo con 24 record nazionali ottenuti in 22 anni.
Merita una segnalazione anche Giorgio Bortolozzi, che nonostante abbia conseguito "solo" 6 record, ha fatto intercorrere tra il più longevo e il più giovane, 26 anni della sua vita.
Al momento l'atleta più anziano a detenere un record italiano è Luigi Biggi, che detiene tutt'ora i record della 20 e della 30 km di marcia M80. E' nato il 23 febbraio 1910. Oggi avrebbe quasi 100 anni. Il più giovane è invece Nicola Vizzoni, primatista di Martello e martellone M35, nato il 4 novembre 1973, 63 anni dopo Biggi.
Il record più antico in assoluto del mondo master, è quello ottenuto a Bologna il 24 luglio 1938 dal leggendario Luigi Facelli, tutt'ora record italiano M40 dei 400hs con 55"6. 71 anni che non viene battuto. In quel periodo, correre a 40 anni era davvero un'impresa memorabile. Il secondo record più longevo, pensate un pò, è più giovane di quello di Facelli di 40 anni (!!), ed è stato stabilito da un'altra leggenda dell'atletica italiana assoluta (Abdom Pamich) nella 30 km di marcia: 2h22'11" a Roma il 4 settembre del 1978.
Solo 4 record (sugli oltre 640 di cui parlavo prima ottenuti tra gli uomini) sono antecedenti al 1980. 55 sono invece precedenti al 1990. 207 prima del 2000, tutto il resto nel nuovo millenio, sintomo di un miglioramento esponenziale delle prestazioni dei master italiani e della contestuale diffusione dello sport sopra i 35 anni.
Se a qualcuno può interessare, in allegato la classifica dei pluri-record man italiani con almeno 4 migliori prestazioni italiane.

11/11/09

Elzeviro. L'atleta marcio

Pubblico il testo di una mail che mi è arrivata... si accoda alle polemiche sorte in questi giorni.

L'ATLETA MARCIO

Ottimi.
permettetemi un commento a quanto non avviene in questo periodo di stasi, o forse è meglio dire di calma piatta. Per noi maturi d'anni il potersi permettere di praticare le varie specialità dell'atletica leggera è quasi un lusso. Problemi fisiologici, problemi di affaticamento da usura sia fisica che mentale, problemi di economia di esercizio del portafoglio, problemi di opaca sessualità, problemi di lavoro, mestiere, professione. Però, quando usiamo l'epidermide supplettiva e temporanea della tuta ci sentiamo esenti da ogni male, o quasi. Chi corre, chi salta, chi lancia, a volte con cane e famiglia al seguito ha sempre quel "dippiù" che altri non hanno. Certo è meglio vivere davanti al plasma per " vedere" lo sport o per assistere allo spettacolo del calcio. Ma l'atletica, almeno per i mentori della fisicità, è l'arma che permette di dimostrare (obbligo sociale) la propria valentiae per esternare un peana alla propria bravura. Ecco perchè, personalmente, sono un atleta marcio. All'atletica ricorro quando l'inconsistenza della ragione mi porta atenere il cervello immobile quale statua ed a sovraccaricarlo di pensieri umanamente comuni. Allora! Allora guardo la parete che mi sta inanzi, piena di medaglie, trofei, coppe e diplomi "vinti" in sessanta anni di sport. E nel chiuso della mia solitudine sento salire una carica di volontà che mi permette di riprendere il cammino delle analisi sociosofiche che sto conducendo. Perchè non c'è dualismo tra attività fisica costante e pensiero. La simbologia delle mie potenzialità è rappresentata da una tuta, un paio di scarpe, da un martello o da un disco. E basta: non esiste voce narrante che alimenti una superiorità dell'uno verso l'altro. Personalmente confesso che i minimi successi nel campo dell'atletica mi danno sprone, seppure in silenziosa ritrosia, ad altri minimi successi nello studio del pensiero dualico che è la specialità cerebro-atletica in cui mi esercito e che, per finire, mi permette di ringraziare l'esistenza del Mondo Master. Ecco perchè è bello essere atleti marci, ma atleti.

Giorgio Bracco
Cus Roma

10/11/09

Pekka Viippo: le scuse del dopato di Lahti

Leggendo Masterstrack, si viene a conoscenza anche di fatti invero kitsch, come un'intervista rilasciata ad un organo di informazione finlandese di tale Pekka Viippo, fino a ieri emerito carneade dal nome disneyano poi assurto agli onori della cronaca mondiale come unico atleta trovato positivo ai Mondiali Master di Lahti. Tra l'altro non una sostanza dopante, ma ben tre: testosterone, norandrosterone e methylphenidate. Qualcuno l'ha tradotto dal finlandese all'inglese, io provo a tradurla liberamente in italiano.
  • Lei è stato trovato positivo in agosto a Lahti. Come si sente ad essere stato beccato?
  • Mi sento dispiaciuto, certamente, di aver fatto una cosa simile, ma ormai non c'è più niente da fare. Ciò che fatto è fatto.
  • Che cosa l'ha spinta a doparsi per questo tipo di gare?
  • Ho avuto una miriade di dolori alle spalle e ai muscoli, e di conseguenza la preparazione durante la stagione si è interrotta. Dopo i Campionati Finlandesi ho cominciato a credere in una medaglia a Lahti. Così ho preso la scorciatoia, ma l'unica cosa che ho guadagnato è che il mio corpo ora si è completamente spaccato.
  • E' stato molto pericoloso prepararsi per una gara del genere con un simile cocktail di steroidi, testosterone e diuretici...
  • Per il diuretico avevo la prescrizione: quindi è stato un errore inserire nelle news che mi additavano anche quella sostanza. Ho un farmaco per curare la pressione arteriosa, in cui è contenuta quella sostanza. Quindi non mi era vietato utilizzarlo. Per gli altri non avevo alcuna prescrizione.
  • Non hai paura che ormai la tua reputazione sia naufragata con tutta questa vicenda?
  • Beh, basta ritornare tra due anni e lanciare le stesse distanze, sia che ti testino che, di contro, se non dovessero farlo. Per quanto riguarda la reputazione, penso che ormai sia andata, ed ora, probabilmente, nessuno crederà più al fatto che io mi sia allenato da pulito...
  • Tu sei stato molte volte campione finlandese di boxe. Non hai paura che questo incidente possa gettare un'ombra anche sulle tue medaglie da boxeur?
  • Bè, chi conosce questo sport (la boxe) sa bene che quelle sostanze che mi hanno trovato non hanno nulla a che fare con quello sport. Non so nella boxe professionistica, ma in quella dilettantistica credo che pensino ancora che io mi sia allenato in maniera pulita.
  • E' stata una sorpresa per te essere sottoposto al controllo antidoping a Lahti?
  • Effettivamente ho avuto l'impressione che ci fosse qualche tipo di controllo in corso su di me, sebbene i miei risultati non fossero cambiati da anni. Ma naturalmente quando uno fa spettacolo in mezzo al campo e monta uno show, c'è evidentemente qualche cosa sotto.
  • E' rimasto sorpreso di essere stato "beccato"?
  • Non ci sono sorprese da momento in cui tu sai quello che hai fatto.

09/11/09

Buon compleanno Vittorio. I 98 anni del pioneer Vittorio Colò

Vittorio Colò (nella foto tratta dal sito di Rosa Marchi) il primo hall-of-famer del mio personalissimo blog, compie oggi 98 anni. Nacque infatti il 9 novembre del 1911. Proprio oggi, anniversario della caduta del muro di Berlino. Fin troppo facili i paragoni, o i voli pindarici per raccontare le gesta di questo uomo straordinario che ha scritto molte pagine dell'atletica italiana master. Purtroppo un problema fisico, all'età di 95 anni (correva l'anno 2006) non gli ha consentito di continuare a scrivere nuove pagine di masterismo italiano. E' stato il primo M95 della storia italiana dell'atletica leggera: ogni gara era un nuovo punto di arrivo e al contempo di partenza. Ma non per Vittorio Colò, ma per l'uomo e le sue possibilità fisiche nel pieno della 4^ età. Se vogliamo un pioniere. The pioneer. Se a poi a scriverlo è stato quest'uomo, eccezionale esempio di longevità, capace di saltare con l'asta e presentaresi nel salto triplo dopo i 90 anni, non si può non rimanere stupefatti. Mi sento di condividere in questo momento chi sostiene che dopo una certa età probabilmente non si può più parlare di atletica. E' infatti qualche cosa di più che banale sport: è il vero tentativo di vincere sè stessi e i propri limiti, laddove il fisico è arrivato ad essere una gabbia strettissima alla propria voglia di libertà. Queste persone, se le incontrate, hanno una carica che non si trova in molti: è la loro mente, che vola più in alto della nostra.
Vittorio Colò è attualmente detentore di 25 record italiani, divisi tra lungo, triplo, alto, asta, prove multiple, ma anche 100 e 200. Incredibile a tal proposito il record italiano dei 200 M90: 38"12. Per avere un metro di paragone, l'imbattibile Sansonetti ha corso quest'anno (l'anno dei record mondiali sui 400) in 39"5! E' al momento detentore dei record mondiali indoor del triplo M90 (con 6,52) e della 4x200 indoor M80 (2'26"29 con Marabotti, Sansonetti e Sobrero). E' anche possessore dei record europei indoor del salto in lungo M90 (2,96), del già citato salto triplo M90 (6,52), e dei record europei all'aperto di salto lungo M90 e M95 (3,06 e 1,93), e addirittura del lancio del giavellotto M95 (11,78). Purtroppo non ho ancora a disposizione una banca dati dei Campionati Europei (lancio quindi il mio solito grido di aiuto: chi avesse i risultati degli Europei a partire dall'edizione del 2000 in Finlandia a tutte le precedenti, me li mandi!!!). Quindi posso dire solo quello che ha trovato: 20 ori internazionali individuali (9 ai mondiali all'aperto, 4 ai mondiali al chiuso, 5 agli euroindoor, 2 agli europei all'aperto. 29 medaglie totali (da me conosciute: ma volete che agli Europei di Cesenatico del 1998 e a quelli precedenti non avesse vinto nulla??). Vi lascio con il link ad un bellissimo ritratto di Vittorio Colò disegnato da Rosa Marchi sul suo blog nel 2006. Qui il link.

07/11/09

L'analisi dei record italiani master 2009: Italia batte Francia 243 a 215

(a sinistra, Maria Lorenzoni sul podio di Lubiana) - Grazie al contributo dell'Ufficio Statistiche della Fidal, nella persona di Giusy La Cava, sono riuscito a completare l'intero range dei record italiani master 2009. Come sempre, ci sarà sicuramente qualche refuso (che prego di sottolinearmi, nel caso fosse rilevato): quello che mi preme è comunque creare una piccola cronologia dei record, per non avere a disposizione solo la mera fotografia dei record attuali. E il passato? Cancellato? Cronologia che necessariamente parte dal 2009, e molti dati, volenti o nolenti, sono andati persi e a meno di attingere a piene mani dai database della Fidal, mai si sapranno. Pazienza: importante è che qualcuno scriva la storia del mondo master in qualche modo partendo da un punto di partenza, da un anno zero. Poi non è detto che la si porti avanti, anzi. Vedo la mia esperienza "giornalistica" esaurirsi a poco a poco per mancanza di riscontri che mi diano quella soddisfazione anche solo emozionale per andare avanti.
Comunque sia... Sgombriamo subito il campo da qualsiasi dubbio: l'articolo è dedicato agli amanti dei numeri. E parto dalla sfida a distanza con i transalpini, i quali sembra che nel corso del 2009 abbiamo migliorato 215 record nazionali contro i 243 italiani (da me riportati!). Segnale di una certa effervescenza del mondo master internazionale. A proposito! La Presidentessa della Federazione Tedesca di Atletica Master ha sottlineato il boom del masterismo in Germania... 330.000 tesserati! Contro i 70.000 over 35 italiani (contando anche i senior "maturi"). Posterò in seguito l'intervista. Ma veniamo alla fredda realtà delle statistiche.
  • 243 record quindi. A primeggiare le donne, nel senso che 131 record, il 53,9%, sono stati ottenuti dalla master e chiaramente il restante 46,1% dagli uomini (112).
  • Dei 243 record, 104 sono quelli ottenuti indoor (42,79%), mentre 139 sono quelli ottenuti all'aperto (57,21%).
  • La categoria più effervescente è stata quella delle F50 con ben 32 record abbattuti, davanti alle F45, con 25 primati, e agli M45, con 23 record. Sorpresa al 4° con le F75 con 17 migliori prestazioni italiane migliorate nel corso del 2009.
  • E una classifica per specialità? La specialità più rivoluzionata nel corso del 2009 sono stati i 400 metri: ben 19 record italiani all'aperto, che, aggiunti agli 11 indoor, porta il totale a 30 record italiani sul giro di pista in 365 giorni. Una vera rivoluzione. La seconda specialità con più miglioramenti sono stati gli 800 mt all'aperto a pari merito con la "nuova" e gradita specialità dei 200hs: 13 record italiani a testa. Tra i concorsi, la specialità con più mutamenti è stato il salto in alto, con 16 record (9 indoor e 7 all'aperto). Un solo record nel giavellotto (la F95 Gabric), e nel lungo all'aperto (la F65 Nuvoli).
  • Il record più martoriato è stato quello dei 400 M60, abbattutto ben 5 volte da Vincenzo Felicetti: in successione, 57"49, 57"39, 57"31, 57"26, e il 56"77 di Lahti.
  • Se invece consideriamo trasversalmente le categorie, notiamo che il gruppo d'età più prolifico è stato quelli dei 45enni e delle 45enni: insieme hanno ottenuto 48 record italiani. Seguono i 50enni con 43, e i 60 con 22.
  • ben 13 atleti hanno conseguito almeno 5 record italiani nel corso del 2009: 7 donne (Cambruzzi, Flaibani, Forcellini, Gabric, Lorenzoni, Mazzenga e Montini) contro 6 uomini (Felicetti, Longo, Rovelli, Sansonetti, Saraceni, Torre).
  • Il re, o meglio, la regina dei record del 2009 è stata la F50 bresciana Maria Lorenzoni: 11 record italiani in 5 specialità diverse (3000, 5000, 10000 all'aperto e 1500, 3000 indoor).
  • Al maschile hanno dominato Mario Longo e Vincenzo Felicetti con 9 record.

06/11/09

Conosciamolo meglio: Terrance Spann, campione del mondo m35 dei 400

Visto che ne ho inserito la foto nel precedente articolo, traduco liberamente un articolo che riguarda Terrance Spann, trovato sul sito USA di informazione universitaria on-line, l'Americus Times-Record. Il titolo è "Terrance Spann campione del mondo dei 400 mt".

San Fernando Valley, California: Terrance Spann ha un sitema numerico per ricordare le date importanti come il suo anniversario di matrimonio. Ma un numero che in questo momento ha molto significato per lui non trova una posizione precisa nel suo sistema: il numero è piazzato infatti nella camera del figlioletto Kingston (solo due mesi!), cosi chè che quando non dorme possa rivolgergli uno sguardo, vicino al trofeo che esemplifica la più grande conquista di Terrance Spann: il titolo di campione del mondo 2009 dei 400 metri M35. Quel numero è un tempo: 48"15. "L'ho messa (la medaglia) in una vetrinetta con le altre quattro medaglie conquistate nel 2009 durante la stagione. E l'ho messa lì così che mio figlio la possa vedere", ha detto Spann, 35 anni, laureato nel 1992 all'Americus High. Spann ha gareggiato ai Campionati Mondiali Master a Lahti, in Finlandia, tenutisi tra il 28 luglio e l'8 agosto. Lì ha vinto i 400 con più di un secondo di distacco. "Non mi nascondo: non c'è dubbio che sapevo che questa gara sarebbe stata la più stressante e al tempo stesso più stimolante esperienza della mia vita sportiva", ha commentato Spann, "Negli ultimi 50 metri, nella foga del momento, pensavo "sono quasi arrivato!". Il lavoro di 3 anni era là in fondo, sulla linea del traguardo. Dovevo rimanere concentrato. Quando alla fine l'ho realizzato, l'avevo già oltrepassata". "Bisogna correre ogni gara come se fosse l'ultima, perchè se poi commetti degli errori, non hai nemmeno voglia di andare a casa per pensare agli sbagli commessi. Io fortunatamente sono risucito a correre al 100% ogni gara". Quando non si allena, Spann passa il suo tempo come personal-trainer delle celebrità, specializzato nello sprint, nel pilates, nello yoga, nella boxe e altro. Uno dei suoi clienti è il cantante gospel Ruben Studdart, il vincitore dell'American Idol 2003. "E' molto emozionante sapere di soggiornare negli hotel di prima categoria al seguito di queste celebrità: è come essere una celebrità te stesso. Non mi piace però il tempo che passo lontano dalla mia famiglia". L'interesse di Spann per la velocità nacque dopo aver visto dal divano le Olimpiadi di Sydney 2000 e quelle di Atene 2004. Decise a quel punto che non avrebbe più voluto fare da spettatore, gareggiare e scoprire quanto veloce fosse. "Sono sempre stato piuttosto veloce. Sento che se avessi scelto quella strada dopo l'high school, e fossi andato al college invece che scegliere la carriera militare, avrei potuto competere a quei livelli", dice Spann riferendosi ai 100, 200 metri visti alle Olimpiadi. "Poi alla fine ho deciso di alzarmi e fare qualcosa di più che pensare a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato". Spann corse in pista un anno in High School, prima di entrare nel corpo dei Marines dopo la laurea e dove passò sei anni come tecnico delle comunicazioni. Finita la carriera militare, Spann partì per New York dove rimase tre anni, iniziando la sua seconda carriera da personal-trainer. Quindi tornò in California nel 2001. Qui ha conseguito un secondo attestato di laurea dalla San Diego Mesa College nel 2005, prima di iniziare ad allenarsi seriamente nel 2006 presso la California State University di Northridge.

Io propongo... un c.d.s. master indoor?

(Terrance Spann, M35 vincitore dei 400 a Lahti - Americus Right-Recorder) - Dopo un periodo di meditazione e silenzio, torno a scrivere sulle pagine di Webatletica (non che abbia scritto da qualche altra parte, intendiamoci!). Riflettevo ad alta voce col Duca sulla Mission del sito: vanno bene le denunce, le grida di dolore, i lamenti, le critiche di un intero mondo sportivo che ritiene di non essere trattato come si dovrebbe, ma ci vuole anche una sana pars costruens: essere propositivi. Idee ne abbiamo a profusione per migliorare e migliorarci: molte a costo a zero, molte mutuate da altre realtà, molte inventate di sana pianta e probabilmente molte semplicemente campate per aria. Ma le abbiamo. Tutto questo si scontra col nostro esatto opposto: l'immobilismo di chi gestisce il mondo master. E' passato un anno dall'elezione delle nuove cariche federali (e dalle attribuzioni di incarichi, compreso quello per i master) che qualcuno su altri siti aveva visto con favore vista l'estrazione "agosnistica" dei personaggi. Si era pensato che costoro sarebbero stati innovativi e invece ancora nulla si è visto che ci possa far dire, sospirando, "finalmente!", o un più ricercato... "eppur si muove!". Nulla. La gestione di un mondo sportivo è evidentemente vissuta come un'attività burocratica nella quale nulla può essere fatto per cambiare, migliorare, divertire, accomunare, crescere... vivere! Puro grigiore gestionale, privo di iniziative, dove forse contano più i giochi di chi lassù (laggiù rispetto alla mia modesta dimora) vive e ottiene cariche, rispetto a chi si aspetta un miglioramento globale. Piccolo, per carità. Ma oggi basterebbe, presumo.
Così ci vogliamo fare portatori noi per primi di alcune proposte per il miglioramento del mondo master (ben sapendo, ascoltando diverse voci di coloro che vestono la casacca Fidal, che le idee ci sono, ma che evidentemente si scontrano con qualche cosa prima di diventare realtà): il senso è creare opportunità di crescita, a costi irrisori per una Federazione che ha avuto anche l'arroganza dopo i disastri mondiali di aumentare di 1€ il costo che le organizzazioni dovranno versare alla Fidal per ogni atleta giunto al traguardo nelle gare su strada (cosa pazzesca, visti i risultati dell'atletica italiana e i servizi forniti). Avete idea di quanti soldi significa tutto questo (e tutti a carico dei poveri podisti...)? Ma quando finirà questo medioevo atletico italiano?? A proposito di paragoni storici: non vi sembra di vivere in un'età dei Comuni successiva allo sfavillante periodo imperiale di Nebiolo, dove il Kaesar con imperio governava pur se tra i mugugni di qualcuno, e che i risultati comunque li otteneva, perdinci, esibendoci di volta in volta al colosseo mediatico diversi gladiatori (veri!) rimasti nella storia del nostro sport? Oggi un manipolo di piccole società civili (come gli ancient ducati e granducati sparsi per lo Stivale) con interessi di parte davvero miserrimi, si è suddivisa l'intero stivale (e il malloppo) rendendo vulnerabile la penisola agli attacchi dei malintenzionati. E non c'è neppur un Machiavellico Principe all'orizzonte (un Magnifico? Datemi il nome!) che riunisca l'Italia sotto un'unica bandiera e una sola politica: quella dell'onestà. Con quella si spostano le montagne. Oggi le montagne crollano su questo mondo di nonsensi.

Bando alle speculazioni e spazio alle idee. Pensavo: perchè in concomitanza dei Campionati Italiani Master Indoor ad Ancona dal 19 al 21 febbraio, non si può pensare di abbinare un Campionato di Società Master? Non c'è bisogno di grossi sforzi organizzativi, non ci sarebbe nemmeno la necessità di creare ingranaggi perversi per metterlo in locandina. Magari a livello sperimentale nel 2010, e se poi va tutto bene....
Secondo la mia modesta idea, i risultati ottenuti durante gli Italiani dai singoli atleti, dovrebbero essere sommati al fine di creare una classifica generale di società. Ci sono 14 specialità in ballo a livello indoor master: si tengano buoni 7 risultati su 7 specialità diverse (o 8, o 9... a seconda delle esigenze). La loro somma costruirebbe la classifica. Basterebbe poi porre due limiti secondo me inderogabili: considerare per la classifica di società una sola gara ad atleta più la staffetta (quindi, visto che in definitiva si parla di un campionato di società, avere almeno 7 atleti presenti ad Ancona), e soprattutto la necessità di scartare il miglior risultato fatto e a disposizione. Questa seconda ipotesi sarebbe necessaria, a mio parere, per limitare la sperequazione delle tabelle master: un 90enne porterebbe da solo 1500 punti in una gara e addio ai sogni di gloria per tutte le altre società (soprattutto su un numero ridotto di gare!). Ma lo stesso 90enne potrebbe comunque partecipare ad una seconda gara: quindi in caso faccia faville in entrambe, gli verrebbe conteggiato solo il secondo risultato e solo quello. Comunque una limitazione in termini di punteggio.
Il campionato di società spronerebbe qualcuno a fare pressioni sui propri atleti per portarli ad Ancona. Aumenterebbe la partecipazione e darebbe quel pizzico di fascino in più che un campionato di società riesce a dare. Insomma, anche per quegli atleti che vedono il loro campionato individuale naufragare, si tratterebbe comunque di stringere i denti per arrivare in fondo con un pò più di verve per portare qualche punticino in più al proprio team.
E' solo un'idea. Mi piacerebbe che qualcuno la commentasse o mi dicesse che sto scrivendo solo fesserie prima di inviarla ufficialmente alla Fidal. E lo faccio.

04/11/09

Il Duca e il decennale della scomparsa di Nebiolo

Propongo questo articolo del Duca su Primo Nebiolo, compianto factotum dell'Atletica Leggera Nazionale e Mondiale. Peronsalmente quando ho letto qualche commento sulla presenza di Arese alle commemorazioni mi sono domandato intimamente cosa si provasse a ricoprire incarichi in posizioni che ti portano a scomodi paragoni. Uomini che grazie alla loro genialità sovvertono il mondo, paragonati a uomini che spesso non sono all'altezza. Montagne e topolini. Quello che segue è un breve ritratto disegnato dal Duca.

L’angolo del Duca: L’altra faccia della medaglia

Ricorre in questi giorni il 10° anniversario della scomparsa di Primo Nebiolo, indimenticato Presidente della Iaaf dal 1981 al 1999 e autentico padre dell’Atletica italiana e mondiale. In questi giorni, tutti i piu’ importanti quotidiani si sono occupati di tale ricorrenza ed anche di questo, a mio avviso, dobbiamo essergli grati in quanto, pur non essendoci piu’ da dieci anni, il suo semplice ricordo riesce a catalizzare, una volta tanto, l’attenzione di tutti i media sul nostro sport ormai quasi dimenticato. E’ difficile aggiungere gran che a quanto scritto quasi unanimamente da tutti. Nebiolo è stato indubbiamente un manager straordinario, dotato di una passione incredibile che ha saputo trasmettere con modi e atteggiamenti sicuramente da padre padrone, ma proprio per questo, forse, è riuscito ad ottenere quei risultati che nessuno piu’, temo, riuscirà a realizzare. Certamente i tempi erano diversi, giravano meno soldi nel mondo degli sport piu’ popolari e Nebiolo ha sicuramente avuto la grande forza di spettacolarizzare ai massimi livelli quello che, da tutti, era considerato uno sport povero, ma nello stesso tempo puro. Ricordiamo che un tempo le Olimpiadi erano aperte solo ai dilettanti e che l’Atletica leggera ha da sempre rappresentato la Regina dei giochi Olimpici. Sicuramente Nebiolo è stato quindi l’anima pensante di questa grande trasformazione, avvenuta a partire da Seul 1988, nel pieno del suo mandato internazionale e della grande carica manageriale che seppe dare al sistema.
E’ anche vero, d’altra parte, che proprio la grande diffusione e visibilità che Nebiolo è riuscito a dare all’Atletica nel mondo intero, ha fatto si che si creasse una sempre maggiore esplosione di talenti, allettati ovviamente dai possibili guadagni, provenienti da nazioni e continenti un tempo quasi sconosciuti e cio’ ha reso sempre piu’ complicato, anno dopo anno, la possibilità di competere ed affermarsi nelle piu’ importanti manifestazioni. Chiudo il mio breve ricordo con un paio di interventi molto forti che ho trovato e che risalgono ai giorni successivi alla scomparsa, nel 99, di Nebiolo. Lascio alla valutazione soggettiva il contenuto degli stessi.

  • "Il giudizio che avevo su Primo Nebiolo lo mantengo anche oggi: è morto un personaggio che ha calpestato, corrotto e inquinato gli ideali sportivi nei quali credevo e in cui, come me, credono oggi anche i giovani". E ancora: "Purtroppo è stata la morte ad allontanare Nebiolo dallo sport e non un movimento dall'interno del mondo sportivo a difesa di certe regole basilari, come il rispetto, la giustizia, l'imparzialità. Valori da lui ampiamente dimenticati".
Livio Berruti (medaglia d’oro sui 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960) all’interno dell’articolo che annunciava la morte di Nebiolo su “La Repubblica” del 8 novembre 1999

  • E' arrivata la fine per il Grande Dittatore "…Primo Nebiolo è stato per lo sport italiano e mondiale tante cose: un dirigente grande e rivoluzionario, un organizzatore intraprendente, un presidente moderno e megalomane, un affabulatore senza ritegno, un genio del male, un corruttore di ideali…."
Stralcio di un articolo di Emanuela Audisio (famosissima giornalista sportiva) pubblicato su “ La Repubblica” il 9 Novembre 1999

IL DUCA

29/10/09

Atleti Europei dell'anno: Guido Muller e Gjtte Karlshoj

(Guido Muller a Lahti - foto Evaa) - La EVAA, la federazione europea di atletica master, tramite il sito uffciale ha comunicato quelli che sono stati gli atleti europei master dell'anno: non conosco il metodo con il quale si è fatta questa nuova incoronazione ma la cosa mi ha dato spazio per una riflessione. L'analoga manifestazione della IAAF (dove sono stati prescelti il tedesco Guido Muller e l'americana Rita Hanscom) avevo notato essersi basata su una selezione un pò studiata: ogni federazione continentale (europea, americana, asiatica...) aveva candidato i suoi atleti. Poi una commissione (probabilmente) si era trovata a scegliere tra una rosa di 5 uomini (uno proveniente da ogni continente) e 4 donne. Da qui i premi a Muller e Hanscom. Quella europea ha invece eletto direttamente l'onnipresente Guido Muller e la danese Gitte Karlshoj. La pagina celebrativa elenca i titoli per i quali i due sono stati eletti migliori atleti dell'anno master: Guido, M70, ha batutto in 5 record mondiali di categoria (200 e 400 outdoor ed indoor, e i 300hs), poi le vittorie su 60 e 400 agli Euroindoor di Ancona, e i 5 ori a Lahti (100, 200, 400, 4x100 e 4x400): sul sito ufficiale viene posto particolare rilievo sul fatto che in tutte le specialità sia stato nettamente superiori agli altri interpreti della stessa categoria e come abbia abbassato di 3"5 il record del mondo dei 300hs che appartiene ad un'altra leggenda del mondo master che fa nome Earl Fee. Come non dargli ragione... La Karlshoj, W50, ha invece abbassato 3 record del mondo (e uno europeo) su 1500, 3000 e 5000, ottenendo il record europeo sui 10000. Oro a Lahti sui 5000 e ai Campionati Europei Non-Stadia di Aarhus sui 10 km.
Detto questo, mi sento di fare una considerazione: chi può vincere questo premio? (includo anche quello indetto da IAAF-WMA). Sì, sicuramente qualcuno potrebbe dire che lasciano lo spazio che trovano, ma è altrettanto vero che è una soddisfazione non indifferente per una persona cui l'atletica dà molto e ha dato molto, essere convocato a Montecarlo o a Maratona (dove si terranno le premiazioni dei migliori atleti europei del 2009) ed essere premiati al fianco di gente come Usain Bolt... almeno: se fossi io, il viaggetto me lo farei eccome. Come ho scritto altrove, chi pratica uno sport e lo fa impegnandosi quotidianamente per buona parte dell'anno, investendo capitali non risibili (come un viaggio in Finlandia, per esempio...) è poco credibile che lo faccia "per sport". Non ci credo. Lo fa per quello che è un annesso alla pratica sportiva: vincere o ben fingurare, a seconda delle proprie possibilità. E questo presuppone la celebrazione, la gloria, l'esaltazione nella considerazione che gli altri hanno nei suoi confronti. Non prendiamoci in giro su questi aspetti. Ecco allora come una premiazione del genere possa far gola a molti, ma che si traduce in una decisione molto spesso opinabile. Come sono opinabili tutte le decisioni in cui è l'uomo a valutare sulle prestazioni degli altri uomini. Fin qui nulla di male. Ma il mondo master pone delle variabili che sono molto più complesse di quelle del mondo assoluto: innanzi tutto la non professionalizzazione generalizzata pone tutti su un piano diverso. Questo si riperquote su alcune valutazioni: ma se Guido Muller, M70, stabilisce 5 record mondiali, quando un M35 (o una W35) potrà fare altrettanto per ottenere vincere il premio "master dell'anno"? Impossibile! L'esempio che porto è quello degli M35. Questo M35 dovrebbe correre (ad esempio) meno di 9"97 i 100 mt (abbassando il tempo di Linford Christie) o meno di 1'43"36 (Jhonny Grey) gli 800, o 13"11 sui 110hs (Colin Jackson), 48"30 i 400hs (Danny McFarlane)... cito proprio quest'ultimo, il giamaicano Danny McFarlane, per scovare un'altra variabile: non solo questo (o questa) teorico M35 (o w35) dovrebbe correre in tempi pazzeschi per uno che non fa dell'atletica la propria vita, ma dovrebbe anche aver partecipato all'attività master, evidentemente conditio-sine-qua-non per poter ambire ad uno dei premi consegnati da EVAA o WMA a master. Quindi, McFarlane, che è ancora in attività, per poter vincere il premio master dell'anno (se mai gli fosse passato per l'anticamera del cervello, ma dubito fortemente) avrebbe dovuto correre nel 2009 in meno di 48"30 sui 400hs (corso solo un anno fa a Pechino) e poi aver partecipato ai mondiali master di Lahti. Ehm... stona un pò la cosa. Tutto questo per giungere ad una ovvia conclusione: un M35 o una W35 non vinceranno mai un premio come master dell'anno. Lo stesso discorso va a discesa sugli M40 (e le W40) anche se assai meno pregnante: gli atleti-top che vanno "lunghi" arrivano proprio a quelle età tra i 35 e i 40, poi smettono. Poche sono le eccezioni (mi vengono in mente Troy Douglas, Marlene Ottey, Angelo Carosi...) e per di più concentrati nel settore lanci, per le caratteristiche proprie della specialità che consente una longevità fisica molto superiore alle altre. Così il panorama futuro dell'attribuzione di queste onoreficenze seguirà un andamento quinquennale dove a turno i soliti noti si suddivideranno l'alloro: tra 4 anni, Muller, entrando nei 75, essendo nettamente superiore agli altri, stabilirà un'incredibile sfilza di record nettamente inferiori a quelli adesso tabellati, e sarà difficile negargli il premio. Successe proprio così 5 anni fa, da M65, e buon Guidio ricevette il premio: per carità, un atleta incredibile! L'ultima variabile è la "partecipazione": chiaramente se un atleta si presenta per le batterie dei 400 M55 e si trova 60 persone, con 3 turni davanti da superare combattutissimi, mi sembra che sia diverso che presentarsi in una finale diretta (come possono essere stati i 300hs) con la possibilità di correre per il record. Non vi sembra?
Tutto questo per quello che ritengo una dovuta modifica del premio (ma che dubito verrà mai affrontata): o si introducono parametri decenti sulle prestazioni che tengano conto anche di questi aspetti (come il numero di partecipanti, i turni affrontati...) o forse sarebbe meglio che venisse eletto un atleta dell'anno per ogni categoria. Machile e Femminile.

27/10/09

Manuela Levorato: un esempio di grandissima passione…

L’angolo del Duca : Un esempio di grandissima passione…

Il 2009 ha rappresentato sicuramente uno dei punti più bassi dell’atletica leggera Italiana, con il picco rappresentato dalla disastrosa prestazione ai mondiali di Berlino e le conseguenti critiche nei confronti della Presidenza Federale che, però, hanno sortito l’effetto di un moscerino che si scontra contro un carroarmato.
Credo sia però giusto ricordare anche qualche momento positivo di questa annata agonistica come ad esempio le buone prestazioni agli Euroindoor di Torino, qualche allievo, promessa e juniores che si è messo in mostra, ma c’è qualcosa che mi ha colpito particolarmente in quanto va al di là della prestazione vera e propria e rappresenta, invece, uno straordinario esempio di passione, volontà, modestia che deve essere sicuramente uno sprone per tutti quelli che amano e praticano questo sport: il ritorno di Manuela Levorato. Devo ammettere che tale evento mi ha realmente sorpreso in quanto l’atleta di Dolo aveva conosciuto, dopo anni di grande splendore, culminati con due record italiani, due ori agli Eurojuniores di Goteborg e due bronzi agli Europei di Monaco, (sempre nei 100 e 200 metri) un inesorabile declino causato da tutta una serie di infortuni che avevano minato la sua splendida corsa. Non posso negare di essere stato molto critico nei confronti di Manuela già nel suo momento di massimo splendore agonistico, imputandole talora degli atteggiamenti un pò troppo da primadonna e poca disponibilità verso le sue avversarie italiane che mi sembrava trattasse con estrema superficialità, essendo nettamente piu’ forte di tutte.
Poi, quando erano cominciati i problemi fisici, avevo sempre pensato che fossero dovuti all’aver abbandonato quel tipo di vita estremamente rigido che un’atleta di livello deve sostenere, a scapito di una serie di attività extra che l’hanno vista impegnata, specialmente dopo Monaco (spettacoli televisivi, passerelle di moda, etc...). Quindi la sua maternità, dopo alcuni anni agonisticamente bui, mi aveva fatto pensare, senza ombra di dubbio, ad un definitivo abbandono dalle scene sportive. Invece, quasi all’improvviso, il ritorno. 11 mesi dopo la nascita della sua bambina Giulia, una settimana prima degli italiani assoluti, un cento metri che le sarà sembrato forse più lungo del solito, ma poi subito un significativo tempo, 11"68, che le ha dato il minimo per Milano. Poi una serie di gare altalenanti, frutto ovviamente di una preparazione approssimativa, un quarto posto agli assoluti, uno stagionale di 11"65 a Padova e la voglia incredibile di continuare a gareggiare il più possibile al punto che si è presentata, lei grande regina della velocità, ad una riunione regionale di fine stagione, a Cremona, per cercare di prolungare il piu’ possibile quella meravigliosa sensazione che procura stare inginocchiati sui blocchi di partenza in attesa dello sparo. Grazie Manuela, grazie veramente perché la tua incredibile voglia di rimetterti in gioco deve essere il miglior auspicio per la rinascita del movimento dell’atletica in Italia. Grazie e scusa veramente se negli anni ho dubitato della tua passione, della tua volontà, della tua modestia, della tua generosità, del tuo grandissimo cuore, perché solo una persona dotata di questi splendidi valori puo’ fare quello che tu stai facendo adesso. Londra è una bellissima città e ti auguro veramente che tu possa esserci, nel 2012, per partecipare a quell’unica manifestazione che, solo per mera sfortuna, non sei mai riuscita a disputare.

IL DUCA

26/10/09

Mario Longo sfida la storia: appuntamento a Napoli, 7 febbraio 2010

(Mario Longo sfida gli USA a Riccione '07... si rinnoverà la sfida a Kamloops? foto atleticats.com) - La rigida e dovuta divisione in categorie tra i master porta a vivere mini-carriere di 5 anni: veloci, intense, combattute e quando si è arrivati a metà del guado, si comincia a buttare l'occhio alla categoria successiva per tornare ad essere protagonisti, visto che il continuo flusso annuale in entrata-uscita di altri atleti scalpitanti e più "giovani" rende la vita agonistica progressivamente sempre più dura stagione per stagione. Non è probabilmente quello che ha pensato Mario Longo che i 5 anni da 40 enne li ha vissuti da super-protagonista. L'unico master che è riuscito a battarlo a livello internazionale tra gli M40 sul trittico di gare 60-100-200 è stato probabilmente il danese Christian Trajkovskj (passatemi il nome con beneficio di inventario: leggetelo come "traicoschi") per un centesimo ai Mondiali Indoor di Linz 2006. Trajkovskj che è una sorta di hellboy dalle mille vite quando si tratta di finali: ripeterà poi a Clermont l'impresa riuscitagli a Linz, battendo l'albanese Arben Makaj favorito, come Longo a Linz, dopo i turni preliminari per un solo centesimo. Poi solo vittorie con lo "spavento" impersonato da Max Scarponi agli Euroindoor di Ancona a marzo di quest'anno: 22"69 vs 22"70. Poi la tripletta di Riccione 2007, l'assenza "sabbatica" del 2008, la doppietta europea del 2009 e un congruo quantitativo di titoli nazionali in mezzo. Quest'anno una serie interminabile di prestazioni di assoluto valore mondiale, che però fino al compimento del 45° anno d'età non gli sono potute valere il riconoscimento con l'incisione sul "libro dei record", Italia a parte, naturalmente. Comunque sia: il 2010 sarà per Longo l'anno dove sarà per TUTTI un M45. E' così che su facebook, senza alcuna paura scaramantica, nonostante la napoletanità (...si dice?), ha prodotto un gruppo che sponsorizza il suo tentativo di record del mondo sui 60 metri indoor (la prima volta a mia memoria che viene fissata una data per un record nella velocità!) che avverrà presso il palazzetto dello sport di Ponticelli a Napoli il giorno 10 febbraio 2010. Mentre su Rai2 Marco Giacobbo facendo proprie le teorie Maya vaticina il 2012 come data della fine del mondo, Mario Longo prevede che nel 2010 sfida il record del mondo M45 dei 60 oggi detenuto da Stan Whitley (USA) e corso nel 1991: 7"02. Magari potrebbe essere anche il primo uomo over-45 a scendere sotto i 7": quindi due le barriere da abbattere in un colpo solo. Non mi ricordo la circostanza, ma ricordo che Mario mi parlava della possibilità di andare a insegnare il suo verbo agli intimoriti americani direttamente a domicilio: che vada a Kamloops, in Canada? Sarebbe davvero epico vedere Longo contro il lieggendario Willie Gault (capace di correre in 10"80 alla soglia dei 50 anni! Entrerebbe nei 50 nel 2010, ma bisognerebbe quardare la data di nascita) e Lonnie Hooker (10"93 outdoor). Ma soprattutto Jeff Gold, cha leggendo sul sito della USATF avrebbe corso in 6"94... MA COME 6"94 SE IL RECORD MONDIALE PRESENTE SUL SITO WMA E' 7"02? Deve essere un clamoroso errore, visto che all'aperto quest'uomo "d'oro" non è sceso sotto gli 11"60... Boh! Visto che ci sei, Mario, fai un pensierino anche al record mondiale dei 200... è "solo" 22"57 e l'ha stabilito Bill Collins nel '99 a Reno (Nevada). Nel 2009 Mario Longo ha corso i 60 in 6"94, 6"98 e 7"02: tre volte sotto (o pari) all'attuale record mondiale. Le premesse sono buone: vedremo di esserci per raccontarlo.

25/10/09

La stagione infinita di Maria Lorenzoni: altro record italiano nei 10000

Veramente inesauribile la stagione agonistica 2009 per la F50 bresciana Maria Lorenzoni. A Castiglione delle Stiviere (MN), la portacolori dell'Atletica Carpenedolo ha abbassato di quasi un minuto il suo stesso record italiano dei 10.000 ottenuto a Salò ad Aprile: 37'53"28 contro il 38'47"74, per quella che dovrebbe essere la quinta miglior prestazione italiana abbassata dalla Lorenzoni nel 2009 all'aperto. Oltre al doppio miglioramento dei 10000, nel suo carnet sono finiti infatti i 3000 (10'32"8 corso sempre a Salò a luglio) e due volte i 5000 (18'24"08 a Bologna sempre a luglio e il 18'19"51 di Lahti valido per una sfortunata medaglia di legno). Aggiungiamoci anche i 6 miglioramenti delle m.p.i. tra 1500 e 3000 indoor e arriviamo a 11. Nel portentoso 2009 della Lorenzoni troviamo anche l'argento mondiale a Lahti nel cross (con il citato quarto posto nei 5000), oltre che l'argento sui 3000 agli Euroindoor di Ancona. Sicuramente mi sono dimenticato qualche cosa... ma il pasto (anche senza qualche pietanza) è sicuramente luculliano. Per concludere: la Lorenzoni dovrebbe aver stabilito anche il 134° record italiano nel corso del 2009 all'aperto da un master. Il 68° di una donna, 15 solo nella categoria F50 (l'11,19% del totale, su un range di almeno 25/26 categorie), una delle più attive tra tutto il consesso nazionale. Di più hanno fatto solo le F45 (16 record), mentre la prima categoria maschili è la M45 con 13.

23/10/09

Master e gara su strada: un ranking nazionale?

Chi mi conosce bene sa che amo i numeri. Nelle ultime settimane si sono accesi diversi dibattiti su questo sito in cui, comunque, su una cosa si è stati d'accordo: l'attività su strada dei master rappresenta la stragrande maggioranza del variegato universo dei master. Sui vari siti delle Fidal Regionali ho notato la presenza di una molteplicità di risultati che rappresentano una massa infinita di dati, con un numero infinito di atleti over-35 che si cimenta settimanalmente. E la cosa che mi più mi ha stupito da statistico senza futuro, è il seguente interrogativo: ma il master che corre su strada, lo fa esclusivamente per piacere o ho ambizioni "agonistiche"? Mi spiego meglio: possibile che un atleta si presenta su una gara di 8, o 10, o 21 km... e la sua soddisfazione si ferma al traguardo? Non aspira davvero a qualche cosa di più organico? Ecco, l'immagine che ho del mondo dei master su strada è quello di un'incredibile vitalità che però in qualche modo non è organizzata. Se si vince la gara (per esempio) di Cremona sui 9 km, non c'è nessun tipo di riconoscimento che trascenda il tempo e il luogo in cui la vittoria è avvenuta. Probabilmente ci si ricorderà l'anno successivo nella medesima località se l'organizzatore creasse una brochure pubblicitaria della gara in cui eventualmente inserisse l'albo d'oro. Ma nulla mi toglie dalla testa l'idea che ogni gara su strada in Italia viva di vita propria (a meno che siano Campionati in qualunque salsa). Da qui nasce una mia utopia per una soddisfazione che se fossi un master che corresse su strada, mi alletterebbe notevolmente.
L'idea è quella di creare un unico ranking nazionale delle gare su strada per gli atleti master. In pratica, così come avviene nel tennis, generare una classifica nazionale in continua evoluzione dinamica a seconda dei risultati tabellati settimanalmente nelle varie località in giro per l'Italia. Naturalmente la cosa necessiterebbe di un approfondito studio "di settore" (a cominciare dall'elencazione delle gare) ma pensare che i tesserati master che praticano attività su strada sono decine di migliaia, potrebbe anche creare i presupposti economici e sportivi per poter affrontare la questione con decisione.
Ogni singola gara sul territorio nazionale sotto egida Fidal, a seconda dell'importanza della stessa, delle distanze utilizzate, del budget messo a disposizione dagli sponsor, del numero di partecipanti, tutto ciò parametrato con il piazzamento finale, attribuirebbe un punteggio ad ogni singolo atleta, che nel tempo così si creerebbe una sua posizione in una classifica nazionale. Nel tennis l'esito dei propri risultati nei diversi tornei in una dimensione diacronica, fa fluttuare la classifica a seconda del proprio stato di forma. Non sarebbe accattivante far parte di un unico sistema di punteggio che unisca tutti i master della strada in un'unica classifica? E che tutte le gare su strada avessero di conseguenza una dignità che trascendesse i tempi e i luoghi in cui esse si svolgono? Un sistema integrato, insomma!
Lo so che alla mia idea sono opponibili una miriade di critiche (la suddivisione in categorie, per esempio...) o forse ciò di cui parlo è già in azione in qualche astruso modo... ma insomma, è un'idea che ha come compito principale quello di creare un'unica comunità e non tante piccole realtà.

22/10/09

Due pagine dedicate ai master su Atletica Leggera

Non dovrei farmi prendere dalla foga della lamentela ad ogni costo, ma è più forte di me. Mi dà quella piccola soddisfazione fugace che poi razionalmente realizzo essere, appunto, effimera. Ho fatto questa riflessione dopo aver letto l'ultimo numero di Atletica Leggera scaricabile dal sito della Fidal a questo link. Sulla copertina per la prima volta non appare nessun atleta italiano: un must da collezionisti. Forse però dovevano mettere una foto con la scritta "Ausgang" ("uscita") con la mascotte Berlino tutta sorridente sotto, oppure un dagherrotipo di Arese in posa da mensile "Capital", con la giacca firmata sulla spalla, l'orologio sul polsino su sfondo rigorosamente nero e soprattutto con le scarpe da tennis ai piedi. Sorridente verrebbe meglio. Di conseguenza l'editoriale di Arese, sul quale Atleticanet ha scritto un fondo, manco l'ho letto: ha probabilmente ancora voglia di scherzare con tutti quel simpaticone baffuto. Così mi sono concentrato su altro e ho preso atto che al mondo master, relativamente ai Mondiali di Lahti, sono state dedicate ben due pagine (la 74 e 75). La cronista non era partita poi tanto male, raccontando con frugalità quello che è stato il consuntivo di Lahti per la spedizione italiana in generale. Poi è arrivata una bella intervista alla Signora Gabric e l'articolo è... finito! Ma come? E gli altri? Lo rileggo, magari mi è sfuggito qualche cosa... Macchè: degli "altri" ci sono solo tre foto (una sarebbe potuta essere un pò ridotta per dare spazio ad un pò di cronaca, no?) e uno specchietto riassuntivo delle varie medaglie italiane con i record abbattuti durante i mondiali finlandesi (tra l'altro con alcune imprecisioni). Per favore, amici, a questo punto insultatemi se lo ritenete, censuratemi, o terminate in questo preciso punto la lettura dell'articolo. Ho voglia di essere polemico. Invito così la giornalista a seguire il nostro sito o il nostro blog, se del caso, per capire alcuni aspetti sulla spedizione italiana di Lahti che forse sarebbero dovuti essere sottolineati e che invece sono rimasti colpevolmente taciuti. Sicuramente aveva un budget di "cartelle" da utilizzare e ha deciso questo taglio. Ma (diamine!) attraverso l'esclusiva intervista (interessantissima, per carità!) della Gabric ancora una volta si è data questa immagine folkloristica e non completamente agonistica. Che poi, per tratteggiare (eventualmente) questa idea dello sport della terza età c'è sicuramente spazio e troverebbe noi per primi a sostenerne l'idea, ma se c'è un avvenimento che esula da questi presupposti è sicuramente un mondiale. Ma tant'è. Ma io mi chiedo: persone come Valerio Brignone, Enrico Saraceni e Vincenzo Felicetti, che di medaglie d'oro mondiali ne hanno vinte 3 a testa, dopo diversi turni eliminatori e non certo per intercessione divina, non meritavano forse un breve cenno? E gli over-90 Ugo Sansonetti e Giuseppe Rovelli che di medaglie ne hanno portate a casa a palate? E gli altri ori (almeno quelli)!? Non si sono portate a casa 300 auree medaglie da poterne scivere un libro, ma "solo" una ventina. Purtroppo il senso ultimo dello sport, non nascondiamocelo, è la vittoria, la celebrazione, il pubblico riconoscimento. Non credo molto a chi si presenta in pista ad una grande manifestazione mondiale od europea master col solo intento di "fare sport": per quello c'è tutta l'attività nazionale se vogliamo. Non ho mai vinto un mondiale individuale e sicuramente mai succederà, ma mi colpirebbe molto se anche quella eventuale medaglietta (che poco vale evidentemente) non avesse quel minimo di riconoscimento di un paio di righe sul giornale che io stesso finanzio con le mie quote di tesseramento e di partecipazione alle varie manifestazioni. Ed è forse per quello che quest'anno dopo Lahti ho deciso di raccontare atleta-per-atleta le sue gesta finlandesi. Comunque, i master+amatori rappresentano il 50% del totale dei tesserati a questa federazione: sulla rivista ufficiale vengono dedicate 2 pagine su 82, il 2,43% che quantifica l'esatta considerazione che hanno Arese e C. del Mondo Master. Si passasse a 3 sarebbe già un successone senza precedenti... lavoreremo per quello.

20/10/09

L'angolo del Duca: Utopia e Razionalità

"Esistono due anime in me. Una da artista, estremamente sensibile ad ogni piu’ piccolo aspetto della vita, creativa, imprevedibile, desiderosa di esprimere la mia interiorità nella continua ricerca di emozioni. L’altra fredda,razionale, calcolatrice, totalmente antitetica rispetto alla prima, ma che spesso serve a controbilanciarla, a salvarmi dalla sofferenza estrema che la mia eccessiva sensibilità mi procura. Sono dentro di me e si fronteggiano, come davanti ad uno specchio, ma non sia sa quale sia la parte reale e quale il suo contrario, quale delle due, un giorno, inghiottirà per sempre la rivale".

Ho voluto fare questa breve citazione di un famosissimo scrittore contemporaneo, per introdurre le mie riflessioni che, contrariamente al solito, vogliono essere improntate su logiche ferree, senza lasciarmi trasportare da alcuna emozione, quella emozione, passione, estrema utopia che ha pervaso il nostro amico Giacomantonio quando ha deciso di scrivere la sua accorata missiva al quotidiano La Repubblica. Guardiamo allora questa tabella che fotografa il mondo dei tesserati Fidal, divisi per categorie, relativamente all’anno 2008...
  • segue il resto dell'articolo
  • Master 63.569
  • Amatori 7.142 - totale M+A: 70.711 (46,14%)
  • Esordienti 32.306
  • Ragazzi 17.298
  • Cadetti 11.161
  • Allievi 6.643
  • Junior 3.896
  • Promesse 2.938
  • Senior 8.302 (5,41%)
  • Totale 153.255
Il primo dato che emerge impietoso è che, in Italia, ci sono 8302 atleti senior che praticano atletica leggera applicandosi per 38 specialità in pista, per le tre distanze della marcia e per le due maratone. (Ho considerato ovviamente specialità e distanze sommate per uomini e donne, facendo riferimento alle gare olimpiche, ai campionati mondiali, europei ed italiani). Poi ovviamente c’è anche la corsa in montagna, di cui mi scuso per sapere ben poco, che credo abbia un suo campionato mondiale, europeo e ovviamente italiano, ma che non rientra nelle specialità olimpiche. Questo già da un’esatta dimensione di quanto poco sia praticata l’atletica in Italia, paese di circa 60 milionI di abitanti e del perché poi, al di là delle problematiche legate alla gestione federale, non si potranno mai ottenere determinati risultati, salvo casi sporadici e miracolosi. E’ molto significativo anche il dato relativo all’attività di coloro che iniziano per gioco, da esordienti, per poi dimezzarsi quando si comincia a trasformare leggermente il gioco, da ragazzi e via via, quasi a sparire con la salita nelle varie categorie giovanili. Pensate che a fronte di 11.161 cadetti abbiamo 2.938 promesse, come a dire che su 100 atleti che praticano atletica a 14/15 anni solo 26 continuano a farlo a 20/21/22 anni e chissà poi quanti di questi continuano nel settore assoluti. A fronte di tali dati è chiaro perché l’interesse per l’atletica, in generale, sia scarsissimo e perché i meeting di atletica, i campionati italiani e altre manifestazioni abbastanza importanti, vengano da anni relegati sul satellite, ad orari anche improbabili. Mi ricordo che già anni fa un mio caro amico, nonché atleta di primissimo piano della nazionale italiana, si lamentava del fatto che i campionati italiani assoluti che lui vinse piu’ volte, fossero relegati dopo il biliardo, ma la verità è che il biliardo, in Italia, è molto piu’ diffuso e praticato dell’atletica leggera.
Detto questo, il movimento master è la logica conseguenza del movimento assoluto e non dimentichiamoci mai che, se parliamo poi dell’attività in pista, i numeri che vedete relativi agli affiliati Master rappresentano per il 90% circa coloro che fanno attività su strada e circa un 10% coloro che fanno pista. Ma al di la della pochezza estrema dei numeri, il movimento master non potrà mai interessare nessuno, nemmeno in sport realmente popolari, figuriamoci in quello che ha un seguito e un praticato così basso come l’atletica. Quindi come mai si potrebbe pensare che una manifestazione master, di qualsivoglia genere, possa essere oggetto di un articolo giornalistico. Su non scherziamo. Le foto della Repubblica erano chiaramente un focus salutistico, il messaggio era: fare attività fisica aiuta a prevenire ogni male ed andare sempre piu’ avanti negli anni, cosa che ovviamente condivido al cento per cento. Lo sport ovviamente non c’entrava niente ed il fatto che le foto pubblicate fossero state prese dalle olimpiadi dei master poco importava, non era della manifestazione sportiva che si voleva parlare, ma di come il movimento fisico fa bene ad una certa età.
Caro Marco, non ti devi indignare con la Repubblica, ma ti devi indignare con i siti specializzati in atletica, con gli organizzatori dei vari campionati italiani master o di altre manifestazioni analoghe, che quando preparano il pezzo, la locandina o quant’altro, nel novanta per cento dei casi mettono la foto di un ultra settantenne. Ma questo pare che molti lo reputino normale perché suscita emozioni e quindi ti devi rassegnare o, se no, far sentire la tua voce in un ambito diverso. E questo è il punto fondamentale.
Sono settimane che leggo commenti di gente indignata per un motivo o per un altro. Noi scriviamo articoli su un argomento e nelle varie discussioni si passa da una problematica all’altra, dimenticando l’oggetto principale che aveva generato la prima discussione. Credo che in questo modo non si potrà mai cambiare una virgola, se mai si voglia cambiare qualcosa, in quanto tutto rientra nell’ambito di sfoghi personali in cui talora si entra in polemica con qualcuno e non si persegue l’obiettivo di fare qualcosa per cambiare veramente qualcosa. Io non credo che ci sia un piano segreto per demolire il movimento master, c’è sicuramente astio da parte di taluni esponenti federali per motivi di frustrazioni personali, ma il modo migliore per rispondere a tali persone è comportarsi in modo complice e coeso, portando avanti serenamente quelle che riteniamo potrebbero essere delle proposte per migliorare il nostro movimento, ma non dimenticando mai la reale portata del movimento stesso. Il mio invito all’editore del nostro sito è, quindi, di creare delle proposte concrete, anche prendendo spunto dai consigli di qualche ns. amico e sottoporle al giudizio dei lettori come un vero e proprio sondaggio. Nel momento in cui una proposta dovesse raggiungere almeno 100 adesioni reali di persone disposte a sottoscriverla, avremmo già una importante base di partenza per inviare la proposta stessa agli organi competenti, magari coinvolgendo in tale raccolta di firme anche altri siti specializzati, se vorranno aderire o, se no, facendo tutto da soli. In ogni caso cio’ che voglio dire è che dobbiamo muoverci con la stessa logica di una petizione popolare. Proposta… sottoscrizione della proposta… trasmissione della proposta alla Fidal a Roma. Questa è l’unica strada per fare veramente qualcosa, altrimenti i nostri e vostri sfoghi rimarranno sempre e solo lettere al vento….

IL DUCA